Affittopoli in centro: in via Bagutta uffici a 1,44 euro al giorno

Prezzi stracciati nel palazzo comunale: la Lega italiana per i diritti e la liberazione dei popoli paga 528 euro l’anno e rifiuta l’aumento. Un privato spende ancora come 35 anni fa

Chissà quando riusciremo a scrivere la parola fine ad «Affittopoli», la telenovela-scandalo degli affitti ridicoli concessi dall’amministrazione comunale negli anni ad associazioni, privati, enti in pieno centro. Una questione su cui Palazzo Marino, dopo la relazione Audit commissionata dal settore Demanio dell’assessorato alla Casa a fine 2007, non sembra aver preso provvedimenti per scrivere la parola fine alle puntate che puntualmente vengono raccontate sui quotidiani. Pardon, qualche iniziativa per la verità l’ha presa, ma con le persone sbagliate. Se infatti l’Associazione nazionale ex deportati dei campi nazisti, che ha la sua sede in via Bagutta 12 a due passi da San Babila, ha ricevuto una perentoria ingiunzione di sfratto, entro giugno, dopo aver «versato nel solo 2007 diecimila euro» alle casse comunali, non è intervenuto invece nei confronti della Lega italiana per i diritti e la liberazione dei popoli che lavora perchè i popoli siano riconosciuti come soggetti del diritto internazionale. La Lega, che occupa un piccolo spazio in fondo al ballatoio, versa alle casse comunali 528 euro l’anno. No, non manca nessuno zero, l’associazione paga 1,44 euro al giorno, meno di due caffè al dì per una sede nel cuore di Milano. «Ci hanno chiesto anche un aumento di affitto - risponde il titolare dell’associazione - che si rifiuta però di rivelare il canone, ma ci siamo rifiutati di pagarlo». A Milano funziona così: c’è chi, come l’Associazione degli ex deportati, che organizza eventi, incontri nelle scuole, pubblica libri e organizza mostre - senza contributi, peraltro, da parte delle istituzioni - versa 10mila euro al Demanio e chi paga una somma che è ridicolo definire affitto e si rifiuta di pagare l’aumento. Ma in via Bagutta 12, il palazzo della vergogna, non è certo l’unico caso. C’è posto per tutti: anche per chi «gode» di un canone di 1.349 euro per un’abitazione privata vista fontana di Caccia Dominioni. Al Demanio devono essersi dimenticati di aggiornare i canoni, dato che questo risale al 1973, a 35 anni fa.
Non se la passa peggio l’Associazione nazionale ex internati, al piano terra, che nonostante abbia stipulato il contratto nel 2000 paga solo 1453,56 euro all’anno, il che equivale, calcolatrice alla mano, a 3,98 euro al giorno. Meno di un panino per intenderci. Quarti in classifica i Lions che spendono per la loro sede a piano terra 1682 euro, cioè uno panino al giorno, quello sì con 4,6 euro ce la si fa a comprarlo, anche in San Babila. «La nostra sede è grande solo 30 metri quadrati - risponde Federico Bonini, il governatore del distretto - siamo un’associazione di volontari e paghiamo l’affitto con le tessere. Se dovessero aumentare il canone, però, saremmo costretti ad andarcene, in fondo non è fondamentale avere un ufficio in centro». Il Gruppo ornitologico lombardo, invece è stato più sfortunato: paga circa il doppio dei Lions, la bellezza di 2870 euro all’anno. Ancora più salato l’affitto per il Circolo archeologico milanese, mille euro in più, cioè 3864 euro l’anno che, diviso per 365 giorni, fa dieci euro al giorno. Ben più consistente, si dirà. Di sicuro rispetto a quell’euro e mezzo al dì versato dalla Lega nazionale per la liberazione dei popoli, che si vergogna anche di aprire il libro spese. E proprio per mettere la parola fine, non tanto alla telenovela di «Affittopoli» che continuerà a tenere i milanesi indignati incollati ai quotidiani, l’assessore alla Casa, Gianni Verga, sottoporrà in giunta, già venerdì, la questione della segretezza dei dati che riguardano la pubblica amministrazione.