Affittopoli a Milano, Radicali sfrattati Addio alla sede da 41 euro al mese

Ora il partito di Pannella cerca nuovi locali a canone irrisorio: «Non abbiamo finanziamenti pubblici»

da Milano

AAA cercasi sede di partito. Avviso radicale a chi possiede un immobile sul territorio di Milano. Ma i proprietari stiano ben attenti a un dettaglio che non è da poco: il budget a disposizione è «sensibilmente inferiore ai prezzi di mercato».
Un refrain che i nipotini meneghini di Marco Pannella ripetono mentre le loro mercanzie vengono sbattute sul marciapiede del civico 15/a di Porta Vigentina. Già, sono sfrattati dalla «storica» sede. E sino all’ossessione ripetono che, loro, cercano casa ma a prezzi scontati.
Difficile stabilire l’entità dello sconto. Nelle casse della Moratti finiscono 41 euro e 39 cents al mese ossia il costo di un abbonamento a venti caffè con altrettante brioches. Difficile per i radicali ottenere il replay di quest’affitto stracciato non solo in una zona sempre centrale o semi-centrale ma pure in una periferica. A un euro e 37 centesimi al giorno, a Milano, non ti noleggiano neppure una tenda canadese. E i radicali lo sanno: «Facciamo appello a chiunque abbia uno spazio da affittare a prezzi moderati che ci segnali la disponibilità per poter proseguire le nostre battaglie civili».
Appello lanciato in un improvvisato sit-in, «siamo coerenti con il nostro “no” al pubblico finanziamento ai partiti, ma la nostra attività politica è un lavoro civile insieme ai cittadini», mentre polizia e ghisa, presenti in forze, sono una presenza di troppo. Troppo per uno sfratto in salsa gandhiana, con tanto di scatoloni impilati contenenti migliaia di firme per i centotrenta referendum lanciati da Pannella e dai suoi pasdaran in quarant’anni di vita politica.
Storia che al 15/a di Porta Vigentina si è declinata dal 1972 «nelle storiche battaglie per il divorzio e per l’aborto» afferma Rita Bernardini. «Qui si presentavano le donne disperate, quando in Italia l’aborto era illegale. Qui si riuniva con noi, negli anni Ottanta, Enzo Tortora, la vittima più clamorosa della malagiustizia» ricorda Valerio Federico. E il pensiero corre dunque a Emma Bonino, Adele Faccio e, perché no, pure a Enzo Tortora e alle sue conferenze stampa per una giustizia giusta. Rimandi di un impegno politico e civile che, sulla cronaca locale, dal 1994, si è talvolta impigliato dentro lo scandalo di Affittopoli: i radicali per l’affitto di quello stanzone dal soffitto altissimo, più due locali attigui (senza bagno) non hanno mai sborsato più di un milione all’anno. Quantum che tra i partiti affittuari del Comune di Milano - sfogliando i faldoni del Demanio - si scopre tra i più bassi. Guai però a dirlo agli sfrattati.
Per loro quello di Porta Vigentina è uno «scalcagnato locale che i radicali non hanno mai stabilmente abitato»: «Non era una sede di lusso ma un locale scalcagnato inaffittabile» fa sapere Federico, segretario dei radicali ambrosiani. Che, in aggiunta, definisce «intollerabile il paragone con privati o esercizi commerciali che pagano un affitto vergognoso». Valutazione che fa sorridere quelli che, ogni trimestre, sono costretti a pagare un affitto mai in linea con quelli che il Comune applica a prezzi di saldo a manager, politici e giornalisti con il santo in paradiso.
Regola sotto la Madonnina che l’Udc rompe abbandonando quella sede al quarto piano di via Silvio Pellico - con affaccio su piazza Duomo - e richiedere, tra l’altro, una verifica della Guardia di Finanza su tutti i contratti stipulati dal Comune di Milano anche per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica.
Scenario futuro che, forse, poco interessa i radicali. Sfrattati dal Comune, loro, adesso contestano che «l’amministrazione comunale non abbia collaborato» per trovargli «un’alternativa». Aiutino perché a Milano con un euro e 37 centesimi al giorno non danno ospitalità neppure nei bagni della stazione Centrale.