"Affittopoli? Sì ai nomi, non si viola la privacy"

Il Garante per la protezione dei dati personali favorevole a pubblicare
le liste degli inquilini privilegiati dagli enti pubblici. Ora Comune,
Pio Albergo Trivulzio e Fondazione Policlinico dovranno diffondere tutte
le informazioni sui contratti

Trasparenza avanti tutta. Comune, Pio Albergo Trivulzio e Fondazione Policlinico dovranno rivedere le porprie posizioni e cambiare atteggiamento sul caso Affittopoli. Le lista dei nomi degli inquilini a prezzi «low cost», infatti, da ieri non può più essere nascosta dietro la parola «riservatezza». Questo il parere dell’autorità Garante per la protezione dei dati personali in risposta ai quesiti sollevati da Policlinico e Pio Albergo Trivulzio: «La normativa sulla protezione dei dati personali - ha sottolineato l'Autorità - non rappresenta un ostacolo alla trasparenza amministrativa, specie laddove quest’ultima riguardi il corretto utilizzo di beni e risorse da parte di soggetti pubblici». Inutile dire che il discorso va appplicato, a maggior ragione, ai dati relativi alle metrature degli appartamenti e dei relativi canoni di locazione. Ecco allora che la presunta «Operazione trasparenza» dovrà essere ritoccata sotto diversi profili.
I tre enti, infatti, avevano scelto diversi livelli di protezione dei elenchi degli immobili, ma su uno era stati concordi: tutela assoluta dei nominativi, che ora dovranno essere resi pubblici. «Per quanto riguarda la pubblicazione sui siti web di dati personali relativi agli affittuari, il Garante ha precisato che essa è in generale ammessa se prevista da una norma di legge o di regolamento. In mancanza di tale presupposto, gli enti interessati possono comunque prevedere la diffusione di tali informazioni nell’ambito del Piano triennale per la trasparenza e l’integrità che ogni amministrazione è tenuta a predisporre. Anche in questo caso, nella diffusione dei dati deve essere sempre rispettato il principio di pertinenza e non eccedenza».
Il sindaco aveva scelto di rendere note metrature degli appartamenti e canoni di affitto - «non posso pubblicare i nomi degli inquilini per la privacy» aveva spiegato la Moratti - così come il Policlinico, mentre la Bagina aveva pubblicato solo le dimensioni delle case e il canone medio, rimettendosi al parere dell’autorità presieduta da Francesco Pizzetti. Con una differenza, mentre Palazzo Marino avvea distribuito gli elenchi ai consiglieri comunali che avevano fatto richiesta «di accesso agli atti» in quanto pubblici ufficiali, così non era stato fatto da Policlininco e Pat, che avevano negato informazioni che «spettano di diritto» ai membri del parlamentino milanese. Ora l’authority ha fatto luce anche su questo punto: «i consiglieri comunali provinciali e regionali hanno il diritto di ottenere dalle amministrazioni di riferimento tutte le notizie e le informazioni utili per l'espletamento del loro mandato».
Un verdetto che ha preso in contropiede le istituzioni: nè il sindaco Moratti, nè il presidente della Fondazione Policlicno Giancarlo Cesana nè il presidnte del Pat, Emilio Trabucchi hanno voluto commentare. La commissione Casa del Comune ha convocato i vertice del Pat per venerdì per otteneRe gli elenchi.