Affonda portacontainer: i veleni minacciano la Manica

Il cargo si è incagliato vicino alle coste inglesi a causa dell'uragano Kyrill. L'imbarcazione trasportava oltre 2mila contenitori, in acqua anche sostanze tossiche e carburante

Parigi - Un gigante del mare - il cargo «Napoli», lungo 275 metri e battente bandiera britannica - è incagliato in condizioni assai precarie e pericolose nelle acque della Manica occidentale, a poche centinaia di metri dalla costa del Devon.
A bordo ci sono 2.400 container, 158 dei quali sono caduti ieri in mare, galleggiando poi verso la riva, dove la task force dei soccorsi ha potuto recuperarne una quarantina. Il dramma di questa imponente nave porta-container è cominciato con la tempesta che giovedì scorso ha sconvolto l'Europa centrosettentrionale, provocando 44 vittime e ingenti danni materiali. In quel momento il cargo «Napoli», stava viaggiando nella Manica dopo essere partito dal Belgio alla volta del Portogallo. La violentissima tempesta, con venti a oltre 200 chilometri orari, ha letteralmente sballottato la nave, le cui stive hanno cominciato a imbarcare acqua a causa di una falla.
È così scattata un’eccezionale operazione di salvataggio franco-britannica. Gli elicotteri inglesi hanno preso a bordo tutto l'equipaggio, composto da 26 persone, trasportandolo in salvo in una base del Regno Unito. Il cargo è allora andato alla deriva nella Manica, col timone bloccato, proprio nelle ore in cui la tempesta era più violenta. Intanto sono accorsi i due più potenti rimorchiatori disponibili in questa parte di mare: le navi francesi «Abeille Bourbon» e «Abeille Liberté», che hanno trascinato il gigante ferito verso le coste britanniche del Devon. Operazione resa particolarmente complicata dal persistere del maltempo e dai problemi al timone.
Sabato il cargo «Napoli» è stato fatto arenare dai due rimorchiatori a circa un miglio dalla costa del Devon per evitare i rischi di un ribaltamento e di un abissamento. Tuttavia all'arrivo dell'alta marea l'imbarcazione s'è inclinata di trenta gradi ed è poi rimasta in quella posizione, mentre decine di container scivolavano in acqua l'uno dopo l'altro e mentre la nafta usciva pericolosamente dal serbatoio del motore. Ieri i velivoli britannici e francesi hanno verificato la presenza nella Manica di una chiazza di carburante lunga 8 chilometri, a seguito della quale sono già morti parecchi uccelli marini.
Proprio allo scopo di ingabbiare l'inquinamento marino è stata creata una protezione galleggiante lunga vari chilometri, che ha però dovuto essere rimossa ieri per il rischio che i container alla deriva mandassero in frantumi quel delicato dispositivo flottante.
I rischi d'inquinamento sono di due tipi: quelli legati alla nafta dei serbatoi (in origine 3.500 tonnellate) e quelli che potrebbero scaturire dalla rottura di alcuni container, contenenti sostanze chimiche altamente pericolose. Tra i container scivolati in mare, uno - fortunatamente recuperato - contiene acidi per batterie. Adesso la strategia franco-britannica per salvare la Manica dal rischio di un gravissimo inquinamento consiste nell'approfittare dell'alta marea per avvicinare ulteriormente la nave alla costa, dove si tenterà di stabilizzarla pompando acqua nelle sue stive. A quel punto verranno fatte affluire sul posto alcune gigantesche gru galleggianti, che provvederanno all'evacuazione dei container, caricandoli su altre imbarcazioni.
Questo è il piano. Ma tra il dire e il fare c'è una bella differenza. Molto dipenderà dalle condizioni meteo ed ecco un portavoce della guardia costiera inglese affermare: «Speriamo almeno che migliorino le condizioni del tempo, visto che di tempesta in questi giorni ne abbiamo avuta fin troppa!». Un piano d'emergenza è stato studiato per tentare lo sgombero dei container più pericolosi nell'ipotesi di un capovolgimento del gigante ferito. Ma la speranza è quella di evitare il peggio nella giornata di oggi. Ieri, intanto, le coste britanniche della Manica hanno visto l'afflusso di molti «turisti della domenica», incuriositi dalla presenza di quel relitto pericolosamente inclinato su un fianco, da cui cadevano di tanto in tanto in acqua gli immensi «scatoloni» metallici dei container.