«È affranto Risponderà ai giudici con lealtà»

Risponderà «lealmente» ai giudici, è «affranto» e «addolorato». Così l’avvocato difensore Bruno Leporatti descrive Francesco Schettino. Il comandante della Costa Concordia «ha manifestato il proposito di rispondere alle domande che gli saranno formulate dal giudice di Grosseto e quindi di contribuire lealmente a chiarire la propria posizione» ha spiegato il legale, dopo averlo incontrato in carcere Grosseto. È fissata per questa mattina l’udienza di Schettino davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Grosseto, Valeria Montesarchio, al fine dell’eventuale convalida del fermo disposto a suo carico con le accuse di omicidio plurimo colposo, naufragio e abbandono di nave. «Il comandante Schettino - ha concluso l’avvocato - solo dopo l’interrogatorio, per il rispetto dovuto all’autorità giudiziaria, sarà in condizione di rilasciare dichiarazioni più circostanziate sull’accaduto».
A proposito della situazione del suo cliente, l’avvocato ha raccontato: «È affranto, costernato, addolorato per le perdite umane e fortemente turbato per l’accaduto». Secondo il difensore, comunque, con la sua manovra il comandante avrebbe salvato molte vite. «È tuttavia confortato - ha aggiunto l’avvocato - dalla consapevolezza di aver mantenuto in quei frangenti la lucidità necessaria per attuare una difficile manovra di emergenza che, conducendo la nave su un basso fondale, ha di fatto salvato la vita di tante persone, ospiti ed equipaggio».
In carcere a Grosseto il comandante è sorvegliato a vista perché si teme possa compiere gesti inconsulti e farsi del male. «Abbiamo allertato il carcere - ha detto Francesco Verusio, il procuratore capo di Grosseto a Tmnews - affinché lo sorvegli per evitare possa compiere atti di autolesionismo».
Intanto in rete sul conto di Schettino non si rincorrono solo accuse e offese. Ad esempio un blogger esperto di vela prende i dati ufficiali e traccia la rotta della costa concordia: «Il comandante dice di essere passato a 300 metri dagli scogli. In realtà erano 20 metri dall’ultimo scoglio emerso. La nave ha preso le rocce con la virata che l’avrebbe portata a sfilare davanti al porto del Giglio. Ma la manovra successiva, calare l’ancora per mettere la nave in testacoda, facendo emergere il lato con la falla, è stata brillante e ha salvato 4000 persone».