Affresco a fumetti della crudele Birmania

Ci sono tanti modi di scrivere un reportage. Uno tra i più insoliti è disegnarlo. A fumetti. L’operazione riesce al canadese Guy Delisle. Lo interessano i regimi, i luoghi resi tristi e inaccessibili dai poteri militari. Negli ultimi anni ha pubblicato Pyongyang (Corea del Nord) e Shenzhen (Cina meridionale), entrambi tradotti in italiano dalla casa editrice romana Fusi orari. È ora in libreria anche un terzo volume: Cronache birmane (Fusi orari, pagg. 264, euro 18.50, trad. Andrea De Ritis). In questo caso, Delisle ha accompagnato per un anno la moglie in Birmania (o Myanmar), volontaria dell’organizzazione non governativa «Medici senza frontiere» con il loro figlio nato da poco. Ne scaturisce un diario, tra la capitale Rangoon e la provincia, in un Paese tra i più poveri al mondo, con una dittatura che macera nella paranoia i suoi cittadini-sudditi. Gli occidentali fanno quel che possono in acuto contrasto con la corrotta burocrazia locale. La gente è tormentata dalle malattie, malaria, aids, tubercolosi. La leader dell’inutile partito d’opposizione, Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, vive da anni agli arresti domiciliari, invisibile. Un affresco di oppressione assume le linee sbigottite ma anche ironiche di un fumetto che va dritto al punto: i monaci che fanno finta di nulla, i volontari che mollano, il popolo che tiene duro e riesce perfino, ogni tanto, a sorridere.