Affrontiamo i problemi cancellando falsità e ipocrisia

(...) romani, ampliate più tardi in domi mansit, lanam fecit e in casta vixit, la seconda «la dignità della persona umana e della donna in particolare, è un principio generale perchè va al di là della persona umana, uomo o donna che sia». Sono sicuro che Enrico sottoscriverebbe la seconda affermazione in toto e senza riserve, in quanto alla prima i tempi sono cambiati e oggi la donna socialmente e culturalmente si è messa a fare concorrenza all'uomo nelle arti liberali e nella conquista dei posti un tempo a lei preclusi, ma, ricordiamo che è di ieri la concessione del voto e ancora nella scorsa legislatura il 90% dei rappresentanti politici di Roma era di sesso maschile. Quindi, senza falsità e ipocrisia affrontiamo, (come sanno fare i cittadini tutti e di qualsiasi parte politica), il problema prostituzione che non è un'invenzione di Enrico, ma una triste realtà di tutta la nazione. Insomma parliamone. La realtà dice che il fenomeno non è solo femminile, ma anche maschile, infatti rimanendo in ambito locale, una zona dove si prostituisce è anche Carignano, dove alla notte lavorano decine e decine di «travestiti o viados». Nell'ambito femminile le zone più presidiate sono Sampierdarena, Cornigliano e il Centro Storico, il tutto senza dover varcare i confini regionali. Immenso il panorama poi, della prostituzione domiciliare, con annunci pubblicitari sui maggiori quotidiani nazionali e locali. Un fenomeno che non ha confini, in mano per la maggior parte alla criminalità organizzata, che incassa miliardi di proventi da questa attività illecita secondo l'attuale legge italiana. Un panorama che vede sfruttate e obbligate a prostituirsi ragazze extracomunitarie, che vede nella decadenza dei valori, ragazzi prostituirsi per potersi permettere il lusso di un telefonino nuovo o di un'uscita in discoteca, ragazze che per pagare l'affitto e mantenere la famiglia fanno come secondo lavoro quello della prostituta di appartamento. Locali che, della mercificazione del sesso femminile, fanno l'unica ragione di esistenza, locali di «scambisti» dove l'illecito e il lecito viaggia sul filo di un capello. Di questo tutti siamo a conoscenza e dico Tutti.
E ora viene spontanea una domanda: se fossi io per assurdo il candidato sindaco di Genova, potrei dormire sonni tranquilli sapendo che tutto ciò si svolge sotto i miei occhi per 365 giorni all'anno? No, No, No. Sono con Enrico affinchè questo problema venga affrontato e risolto, poichè le implicazioni secondarie sono anche di carattere sanitario oltre che di carattere legale, morale, socio-economico e di costume. Di costume? Sì, visto che l'offerta è giustificata dalla domanda ed è impossibile pensare che le persone che si prostituiscano lo facciano da sole.
Per esperienza giovanile posso testimoniare che all'età di vent'anni ho avuto una crisi di identità, infatti tutti i miei coetanei maschietti, dichiaravano apertamente di aver vissuto almeno un'esperienza con una prostituta. L'addio al «celibato» la festa per suggellare l'entrata al servizio militare (allora obbligatorio) erano occasioni dove abitualmente si finiva la serata con una visita pagata «alle lucciole» nel mio caso all'Orchidea con scontento dei partecipanti. Tra maschietti queste cose si dicono, poi, tra le mura domestiche o in pubblico, beh, è un'altra storia.
Aster e concetti liberali. Se un'azienda svolge male il suo lavoro, ciò non è quasi mai imputabile ai dipendenti della stessa, ma alla gestione individuale-manageriale e in questo caso politica, di chi l'amministra. Aster l'ha voluta il sindaco Pericu appoggiato in questa follia accentratrice e illiberale, da tutte le forze politiche e in particolar modo dalle forze politiche della sinistra. Dico ciò, poichè ai moderati della sinistra che alle primarie si identificavano in Zara, Aster stava stretta, anzi, parole di Zara, «Aster và completamente ripensata poichè è la situazione più imbarazzante presente all'interno dell'amministrazione Comunale» rispondendo a una mia domanda in fatto di liberalizzazioni.