Afghanistan, 6.000 talebani pronti all’attacco

"L’offensiva è imminente" dichiara in
un’intervista alla televisione araba Al Jazeera, Mullah Dadullah, il
capo della shura, il consiglio militare dei fondamentalisti. Nei giorni
scorsi avevano parlato di diecimila uomini e duemila kamikaze, poi
ridimensionati a 200

I talebani continuano a minacciare devastanti offensive di primavera, che cacceranno le truppe Nato dall’Afghanistan. «L’attacco è imminente. Il numero dei mujaheddin pronti a lanciare la battaglia di primavera ha raggiunto quota seimila» dichiara in un’intervista alla televisione araba Al Jazeera, Mullah Dadullah, il capo della shura, il consiglio militare dei fondamentalisti. Nei giorni scorsi avevano parlato di diecimila uomini e duemila kamikaze, poi ridimensionati a 200. Si tratta di annunci in gran parte propagandistici, ma è fuor di dubbio che la minaccia talebana è reale, e si farà sentire sempre più passato l’inverno. L’impennata degli attacchi si attende a fine marzo, inizi aprile, dopo le festività del Nowroz, il Capodanno afghano.
Questa volta l’offensiva di primavera è stata annunciata da Dadullah, uno dei comandanti irriducibili, che guidava la Difesa quando mullah Omar aveva trasformato l’Afghanistan nell’emirato talebano. «Più aumenta il numero di soldati cristiani ed ebrei che ci combattono, più il popolo afghano sarà incoraggiato a unirsi a noi», ha detto con tono di sfida il comandante talebano. L’intervista fa parte di un reportage televisivo realizzato da Al Jazeera in una zona montagnosa, probabilmente al confine fra Pakistan e Afghanistan. La telecamera riprende centinaia di aspiranti kamikaze vestiti di nero, la stessa «divisa» dei terroristi di Al Qaida. Intorno alla testa portano una fascia bianca con su scritto: «Non vi è altro Dio che Allah». A un certo punto, davanti agli aspiranti kamikaze schierati, appare Dadullah che annuncia: «Con la campagna di primavera cacceremo le forze straniere dall’Afghanistan».
Il presidente afghano, Hamid Karzai, ha lanciato ieri un appello rivolto anche a Roma. «Il mio messaggio ai Paesi che ci aiutano in Afghanistan, al Canada, all’Italia, è che la popolazione afghana, quella canadese e quella italiana sono nella stessa lotta, una lotta per la sicurezza delle nostre vite oggi e domani», ha dichiarato Karzai durante un incontro con il segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer.
Oggi il settimanale L’Espresso rivela che gli italiani hanno partecipato la scorsa estate a missioni in «zone calde», da dove i talebani si erano appena ritirati. Si tratta di alcune operazioni nel distretto di Bakwa, attaccato l’ultima volta dai talebani lunedì scorso. Le missioni sono descritte su Isaf Mirror, il bollettino della Nato in Afghanistan, e non riguardano azioni di combattimento. Invece il 20 settembre scorso il comando Nato a Kabul annunciò l’inizio dell’offensiva contro i talebani nella provincia di Farah, nome in codice «Wyconda Pincer», con il coinvolgimento di «truppe italiane, statunitensi, spagnole e afghane». Il 10 dicembre il generale Antonio Satta, che comanda il settore occidentale dell’Afghanistan, ha coordinato l’attacco degli afghani e dei corpi speciali della Nato, appoggiati dall’aviazione, nel distretto di Bala Baluk, infestato dai talebani.