Afghanistan, la Casa Bianca furiosa con l'Italia. Bertinotti: "Orgogliosi della trattativa"

È crisi diplomatica. L’America si dice delusa e &quot;colta di sorpresa&quot; dalle modalità della liberazione di Mastrogiacomo. Pesanti critiche anche da Londra, Berlino e L’Aia. <strong><a href="/a.pic1?ID=165773" target="_blank">Il presidente della Camera difende l'operazione del governo</a></strong>

Roma - Gli Stati Uniti sono stati «colti di sorpresa» dal modo in cui l’Italia ha gestito la liberazione di Daniele Mastrogiacomo. E giudicano «pericolose» le conseguenze di questa trattativa per il metodo utilizzato: la liberazione di cinque talebani in cambio del giornalista di Repubblica. Questa procedura «aumenta i rischi per le nostre forze, per quelle afghane e per quelle internazionali».

«Preoccupazione» viene espressa anche da Londra: il Foreign Office segnala che il governo di Tony Blair sta «discutendo con quello italiano e con quello afghano». Ma è infastidito anche il governo olandese: «L’Aia - dichiara il ministro degli Affari Esteri, Maxime Verhagen - non cederà in situazioni di questo tipo, perché altrimenti sosterrebbe la cattura degli ostaggi».

Da Berlino per ora non ci sono dichiarazioni ufficiali, ma secondo il settimanale Der Spiegel, che ha contattato un alto funzionario della sicurezza, lo scambio di prigionieri è stato «un errore enorme», l’esecutivo di Angela Merkel sarebbe irritato e «a rallegrarsi più di tutti sono i talebani». La Germania non cederà ai ricatti, aveva del resto dichiarato la Merkel nei giorni scorsi a proposito dei due ostaggi tedeschi nelle mani dei talebani.

Dopo 48 ore dal rilascio del giornalista di Repubblica, gli alleati rompono il silenzio e sono dichiarazioni di grande disappunto quelle che arrivano a livello internazionale, e soprattutto dall’asse Washington-Londra, nei confronti del comportamento italiano.
La Casa Bianca non parla in via ufficiale, ma attraverso «alti funzionari» e portavoce del Dipartimento di Stato, in forma anonima. Si precisa che c’è «soddisfazione per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo», ma si aggiunge che i talebani liberati sono dei veri e propri leader del fondamentalismo afghano: Ustad Yasir (capo del dipartimento culturale dei talebani), Mufti Latifollah Hakimi (ex portavoce), Mansur Ahmad (il fratello del mullah Dadullah) e i due comandanti Hamdullah e Abdul Ghaffar. Pericolosi «operativi talebani» che ora «torneranno a combattere» contro le forze Nato. Il Foreign Office di Londra avverte che una trattativa come quella condotta dagli italiani «può dare il messaggio sbagliato a coloro che pensano di prendere ostaggi».

Eppure poche ore prima, rispondendo al question time alla Camera, il viceministro degli Esteri Franco Danieli aveva garantito che c’è stata «piena collaborazione» nel rilascio del giornalista non solo da parte del governo afghano, ma anche di quello statunitense e britannico.

Dove sta la verità? A sentire gli alleati, l’Italia non li aveva informati. Dal dipartimento di Stato vengono completamente smentite le dichiarazioni del governo italiano: gli Stati Uniti «non erano stati messi al corrente» di questa trattativa: «Non è vero - viene sottolineato - che abbiamo approvato lo scambio».

La liberazione dei prigionieri rafforzerà la lotta dei talebani per riprendere il potere in Afghanistan, che è proprio quello «che le forze americane e le forze Nato stanno cercando di evitare». Da Washington arriva una critica anche alle «limitanti» regole d’ingaggio del contingente italiano, che non partecipa nelle operazioni al Sud dell’Afghanistan. Infine, una nota ancora più polemica: l’intero negoziato sembra sia stato finalizzato alla liberazione del solo Mastrogiacomo: «L’autista è stato ucciso e la sorte dell’interprete è ancora sconosciuta». Irritazione a Washington e all’ambasciata americana a Kabul: «Gli Stati Uniti non fanno concessioni alle domande dei terroristi, fine della storia», ha chiarito il portavoce, Joe Mellot. Anche la rappresentanza diplomatica di Roma non smentisce questa linea: non vi è «nulla da aggiungere a quanto già detto da Washington».

Questo disappunto sarebbe stato espresso dagli Stati Uniti all’Italia attraverso i canali diplomatici della Farnesina, e da Washington si smentisce, secondo una ricostruzione del Tg5, la cordialità della cena di lunedì tra Massimo D’Alema e Condoleezza Rice a Washington che oggi avranno un colloquio telefonico. In questa cena, secondo D’Alema, il segretario di Stato avrebbe espresso «comprensione» per l’Italia. E anche ieri la Farnesina ha ribadito che il clima di quell’incontro è stato «molto positivo».

Ma dagli americani arriva anche una bocciatura totale della proposta della sinistra radicale italiana, sposata dal segretario dei ds Piero Fassino, per una conferenza di pace con i talebani: «È una pessima idea», è stato il commento di Washington.

Anche la stampa sembra critica nei confronti dell’Italia. Ironico con Mastrogiacomo lo Spiegel: «Le immagini hanno mostrato l’arrivo di una star». Durissimo l’Herald Tribune: lo scambio di prigionieri crea «un precedente destabilizzante».