Afghanistan, condannato a morte il rapitore di Clementina Cantoni

Pena capitale per Timor Shah che aveva sequestrato e ucciso anche un imprenditore

Fausto Biloslavo

Timor Shah, il tagliagole afghano che aveva rapito Clementina Cantoni a Kabul, è stato condannato a morte. Non per il caso della volontaria italiana, ma per il sequestro e brutale omicidio di un imprenditore afghano. Timor Shah stava già scontando 20 anni di carcere per aver tenuto in ostaggio Clementina dal 16 maggio al 9 giugno. Germana, la madre della Cantoni, ha detto ieri, in relazione alla condanna a morte: «Non è affatto una notizia di cui mi compiaccio. Mi fa pena quell'uomo, mi fanno pena i suoi bambini». Remore che non hanno sfiorato Timor Shah, quando ha ucciso, sembra strangolandolo, Afizullah Zadran, qualche mese prima del sequestro dell’italiana. Il rapimento di una straniera è servito al bandito per ottenere la liberazione di alcuni parenti, fra cui la madre, arrestati proprio per cercare di stringere il cerchio attorno all’assassino dell’imprenditore afghano.
La pena capitale è stata inflitta ieri dal giudice Noorudin Basit che ha condannato a morte Timor Shah e un suo complice, conosciuto solo con il nome di Farhad. Anche quest’ultimo sta scontando una pena detentiva per il rapimento di Clementina. A un terzo complice, Assadullah, è stata invece inflitta una condanna a vent’anni. I tre criminali potranno presentare appello contro le sentenze. La vittima, Afizullah Zadran, era cugino e socio in affari dell’influente imprenditore pasthun Abdul Rahim Zadran. Quest’ultimo aveva spiegato a il Giornale, nei giorni del sequestro Cantoni, di aver messo una taglia sulla testa di Timor Shah: «Sono pronto a pagare una somma adeguata a chiunque fornisca informazioni su dove si trova, che portino alla sua cattura vivo o morto». Il bandito è stato arrestato lo scorso settembre, dopo essere sfuggito alla cattura, grazie a un generale dell’esercito, poche settimane prima. Non a caso Zadran aveva denunciato le connivenze di Shah, fin dai tempi del sequestro del suo amico.
Il 27 dicembre dello scorso anno, Afizullah aveva deciso di rientrare brevemente in Pakistan e stava per uscire da Kabul quando è stato rapito dalla banda di Timor Shah. Dopo tre giorni, lo stesso Shah aveva chiamato, con il telefonino dell’ostaggio, come fece dopo con Clementina, il socio del poveretto. «Timor Shah ha continuato a telefonarmi per dodici giorni chiedendo il riscatto di 5 milioni di dollari, ma Afizullah era già morto. L'hanno ammazzato dopo la prima notte del sequestro», ha raccontato Zadran. Il tagliagole aveva strappato all'ostaggio la firma su una specie di procura per ritirare i suoi soldi in banca. Il tentativo era fallito perché i funzionari della banca si insospettirono e Timor Shah deve essersi vendicato sull'ostaggio uccidendolo.
Poco tempo dopo, grazie ai contatti e al denaro distribuito da Zadran, venne arrestato in Pakistan un complice di Shah, che consegnato alle autorità afghane cominciò a parlare. Il cadavere dell’ostaggio fu ritrovato nei pressi di un cimitero, di fronte alla fortezza di Bala Hissar a Kabul. In seguito le autorità afghane arrestarono la madre del tagliagole, Shirin Gul, e altri dieci persone fra amici e familiari. Con il rapimento di Clementina il bandito ha fatto liberare la madre e qualche parente. «Io sono contro la pena di morte e la sua condanna, ripeto, non mi fa affatto piacere», ha detto Germana Cantoni, la madre dell’operatrice umanitaria di Care international rapita a Kabul. Timor Shah è un giovane pasthun sulla trentina, nato in uno sperduto villaggio nella provincia di Lowgar. La sua ascesa avvenne con il regime talebano, al quale aderì diventando il vicecomandante della sicurezza all’aeroporto di Kabul. Dopo il crollo dei fondamentalisti si improvvisò criminale. Intelligente, spigliato, di cultura medio alta, non assomiglia all’immaginario del tagliagole. L’unica sua fotografia mostrata alla stampa lo ritrae in giubbotto nero, barbetta curata e occhi da furbetto. Ai tempi del rapimento di Clementina, parlava al telefono con i giornalisti, seguiva le notizie, soprattutto in tv ed era sicuro di farla franca.