Afghanistan Giornata di scontri

Una giornata di scontri, un attentato kamikaze e un militare italiano ferito leggermente. Ieri a Herat, in Afghanistan, è stata battaglia fra un commando talebano e le forze di sicurezza afgane, col sostegno dei soldati italiani, protagonisti di un blitz per la liberazione di 31 civili, fra cui sei connazionali. Alla fine, sul campo sono rimasti due agenti afghani, un nostro soldato è stato colpito lievemente, mentre cinque assalitori sono rimasti uccisi, inclusi i due kamikaze che si sono fatti saltare in aria.
Il generale Luciano Portolano, comandante della brigata Sassari e del Regional command west dell’Isaf, ha ricostruito la dinamica dell’attacco portato alla sede della compagnia Es-Ko International, che fornisce servizi di logistica ai militari. L’assalto, come ha spiegato Portolano in videoconferenza col ministro della Difesa La Russa, «è avvenuto intorno alle 9,35». La società finita nel mirino dei talebani si trova a circa «un chilometro a est da Camp Arena», il quartier generale italiano ed è stata oggetto di un «attacco complesso» da parte di numerosi insorti con armi di vario tipo e con l’ausilio di due kamikaze, che si sono fatti esplodere all’ingresso. «Alle 9,45 eravamo pronti ad intervenire per eliminare la minaccia» ha spiegato il generale: il contingente italiano ha subito attivato elicotteri d’attacco Mangusta, tiratori scelti, una forza di reazione rapida ed elementi della Task force 45, il nucleo superselezionato di forze speciali italiane impiegato nelle operazioni più a rischio.
La priorità, come ha spiegato il ministro La Russa, era quella di mettere in salvo i civili che lavorano per la società, che erano rinchiusi in due casematte, 31 persone in tutto: un afgano, sei italiani e poi indiani, bosniaci e britannici. «L’operazione - ha aggiunto Portolano - si è svolta in un ambiente particolarmente ostile, sotto il fuoco nemico e attacchi continui». Ed è durata quasi due ore e mezzo, dalle 10.40 alle 13. Un blitz che «si è concluso con successo» ha detto La Russa, che ha fatto i complimenti a chi l’ha diretto e condotto in modo «brillante». «Tutti i civili - ha detto Portolano - sono stati evacuati: nessuno ha riportato ferite». Terminata l’evacuazione, le forze di sicurezza afgane e i militari italiani hanno terminato l’azione di «neutralizzazione della minaccia», con un rastrellamento a largo raggio. «Due assalitori si sono fatti esplodere davanti alla sede della società e altri tre sono stati uccisi», ha detto il vicecapo della polizia Delawar Shah. Ferito pure un militare italiano della Quick reaction force: «Non è grave, ha solo una leggera lesione a una gamba - ha detto La Russa - È in cura presso i nostri sanitari ad Herat solo perché abbiamo fortemente insistito», ha spiegato il colonnello Vincenzo Lauro, portavoce del contingente all’Ansa.
Il generale Riccardo Marchiò, vicecomandante dell’Isaf joint command assicura che la situazione complessiva in Afghanistan migliora giorno dopo giorno «sia sul versante della sicurezza che della ricostruzione». «È prematuro pensare ad un completo ritiro delle forze della coalizione e tanto resta da fare - ha spiegato - ma si colgono molti segnali positivi». La Nato ha ribadito ieri il suos ostegno alle operazioni fino al 2014. «Gli attacchi spettacolari fanno titolo, ma non conquistano terreno» ha chiosato il segretario Rasmussen.