Afghanistan, i soldi della Nato nelle tasche dei capi talebani

Le società incaricate di trasporti e rifornimenti per le truppe alleate pagano tangenti milionarie ai gruppi terroristici

I talebani pretendono il pizzo sui convogli di rifornimento per le basi della Nato in Afghanistan. Le compagnie di trasporto locali e le relative scorte preferiscono pagare la mazzetta piuttosto che venire attaccati, perdere il carico e ritrovarsi gli autisti decapitati. Lo rivela il Times di Londra. Secondo le fonti del quotidiano «il 25% del denaro previsto per la sicurezza» dei convogli va a finire nelle tasche dei comandanti talebani per evitare imboscate.

In pratica l’Occidente finanzia indirettamente la guerriglia per garantire rifornimenti vitali ai 70mila soldati impegnati in Afghanistan. Il problema riguarda soprattutto le basi alleate nel sud e nell’est dell’Afghanistan. A cominciare da Camp Bastion, il quartier generale inglese nella provincia di Helmand, che ha bisogno di un milione di litri di combustibile alla settimana. Secondo fonti del Giornale, c’è lo stesso problema per i rifornimenti che giungono da sud a Farah, dove ci sono i corpi speciali italiani.

Talvolta il pizzo non basta. Un convoglio che portava water e suppellettili varie per i nuovi alloggi dei nostri soldati a Farah è finito in un’imboscata ritardandone la costruzione. I talebani non sono gli unici a fare la cresta sui convogli per la Nato. Una fetta della torta la pretendono i signorotti della guerra locali, la criminalità organizzata e pure la polizia. «Gran parte delle agenzie di sicurezza afghane (che scortano i rifornimenti nda) hanno mediatori che negoziano il passaggio dei convogli evitando gli attacchi», sostiene una fonte locale del Times coinvolta nell’affare.

Non sempre fila tutto liscio. Per alzare il prezzo, dare un esempio, come la mafia, oppure per l’arrivo di un nuovo gruppo di miliziani, qualche convoglio viene attaccato. In giugno 50 camion sono stati distrutti e sette autisti decapitati sulla strada per Kandahar, l’ex capitale spirituale dei talebani. Secondo i trasportatori afghani vengono pagati per la sicurezza circa 1000 dollari a camion, ma un quarto di questa cifra serve per il pizzo.

Fino a un anno fa la situazione era tollerabile, ma poi gli attacchi si sono intensificati soprattutto sulle strade provenienti dal Pakistan e sulla Kabul-Kandahar . «Paghiamo mazzette a ladri e talebani per far passare i nostri camion attraverso la provincia di Ghazni», conferma il proprietario di una compagnia di trasporti afghana. Il 75% dei rifornimenti per la Nato, compreso carburante ed equipaggiamento militare, arriva per nave nel grande porto di Karachi e poi prosegue via terra lungo il Pakistan. I convogli entrano in Afghanistan dal Baluchistan, la provincia nord occidentale, oppure attraverso l’area tribale, più a oriente. Al posto di confine pachistano di Torkham, nella prima metà di novembre, i talebani pachistani del comandante Baitullah Mehsud, hanno teso un’imboscata a un convoglio di rifornimenti. Si sono impossessati di 13 camion e alcuni blindati americani, utilizzati come trofei per farsi fotografare. Per ora i rifornimenti continuano ad arrivare da sud verso Kandahar o Kabul. Il portavoce della Nato in Afghanistan, James Gater, spiega al Times che «due compagnie con sede in Europa garantiscono i rifornimenti di provviste e combustibile. Queste società sono libere di subappaltare il trasporto a chi vogliono». In Pakistan e Afghanistan vengono scelte ditte locali, che si spera abbiano i contatti giusti per evitare guai. Se necessario pagando il pizzo.