Afghanistan, kamikaze attacca gli italiani: illesi

Un terrorista suicida si fa esplodere al passaggio di un convoglio militare che rientrava a Herat da una missione umanitaria. Ma il fuoristrada blindato investito dallo scoppio ha resistito: nessun ferito tra i soldati

Il kamikaze aspettava la sua preda sul ciglio della strada. Quando ha visto arrivare il convoglio italiano avrà ripetuto gli ultimi versi islamici che aprono le porte del paradiso dei «martiri». Poi è scattato verso il primo fuoristrada blindato dei nostri soldati, che tornavano da una missione umanitaria. Il ragazzo del 66° reggimento Trieste al volante era già sul chi va là. Per strada non si notava anima viva, nonostante l’ora di punta. Deve aver visto all’ultimo momento il terrorista suicida avvolto in un patù, la tipica coperta di Linus degli afghani. Una coperta troppo pesante per il caldo afoso di Herat. Addestrato a scoprire qualsiasi dettaglio che faccia temere un agguato, l’autista ha accelerato cercando di schivare il kamikaze. Il terrorista suicida si è fatto saltare in aria, ma troppo tardi. L’esplosione ha comunque investito in pieno il fianco destro del mezzo. Sotto il patù aveva una cintura esplosiva caricata a tritolo e biglie d’acciaio. La fiancata del fuoristrada italiano è stata ridotta ad un groviera, ma la blindatura ha tenuto. I quattro militari del Prt, il Centro di ricostruzione provinciale del nostro contingente nell’Afghanistan occidentale, sono usciti illesi dall’attacco kamikaze. Il fuoristrada, nonostante avesse tutte le quattro gomme a terra, è riuscito a rientrare alla base.
L’attentato è avvenuto alle 11.15 su Hawze Karbas, una strada periferica di Herat a due chilometri dal centro. Poco prima era passato sullo stesso punto il colonnello Giuseppe Levato, comandante del Prt. Il kamikaze potrebbe averlo visto e si è piazzato per aspettare il resto del convoglio. I talebani, come fanno spesso, avevano avvisato la popolazione di non farsi vedere. Per questo la strada era sgombra e l’esplosione non ha provocato vittime civili. Il convoglio italiano, composto da 3-4 fuoristrada con una blindatura leggera, avanzava a velocità contenuta all’interno del centro abitato. Un obiettivo perfetto, ma il nervosismo del terrorista o la bravura dell’autista ha evitato il peggio. I primi ad arrivare sul posto sono stati i poliziotti afghani. «Sono accanto alla gamba del kamikaze. Ci sono diversi pezzi di corpo intorno a me», ha detto un agente afghano all’agenzia di stampa France Presse. Il corpo dell’attentatore, unica vittima, è stato dilaniato dall’esplosione.
A Herat è la prima volta che un kamikaze, a piedi, cerca di colpire gli italiani. Anche se non sono mancati attacchi suicidi in passato. «I rapporti con la cittadinanza sono ottimi. Probabilmente il terrorista veniva da fuori», spiega il colonnello Carmelo Abisso, portavoce del nostro contingente di 1421 uomini. Gran parte dei kamikaze vengono arruolati e addestrati in Pakistan. Il convoglio colpito stava rientrando dalla posa della prima pietra in un centro di accoglienza per vedove nel distretto di Injil, a 15 chilometri da Herat.
Il Prt è composto da 200 uomini della brigata Friuli e delle unità Cimic di cooperazione civile-militare. Per l’attività a favore della popolazione ha appena ricevuto dal sindaco di Herat la cittadinanza onoraria. Dal 2005 gli italiani hanno costruito 32 scuole nella provincia di Herat. Rimesso in piedi l’ospedale pediatrico, costruito fognature, stazioni di polizia e resi umani i centri di detenzione femminile ed il riformatorio. Nei villaggi più sperduti hanno portato canali di irrigazione, colture alternative all’oppio e piccole cliniche. Quest’anno con un budget di 5 milioni e 300mila euro sono nati strade e ponti, oltre a 180 pozzi per l’acqua potabile. Uno dei ponti è in fase di costruzione, fra mille difficoltà, nella famigerata valle di Zerko, roccaforte dei talebani.
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