Afghanistan, Londra perde le staffe «Roma, Parigi e Berlino parassiti»

Malumore nell’esercito di Sua Maestà: «Gli alleati sfruttano i sacrifici dei nostri soldati». Kamikaze a Kandahar: 80 morti

«Parassiti a cui la Nato non dovrebbe offrire passaggi gratis», alleati che si comportano «ingiustamente e scorrettamente». Stavolta il Sunday Telegraph non misura parole e rabbia, non si cura nemmeno del cadavere del primo maresciallo Giovanni Pezzullo, dodicesimo militare italiano rientrato in una bara dall’Afghanistan. Stavolta il quotidiano inglese raccoglie il malcontento che serpeggia nei ranghi dell’esercito di Sua Maestà e lo catapulta sui governi di Germania, Spagna e Italia accusati, in un commento al vetriolo, di aver scelto il comodo ruolo dell’«alleato non combattente» sul torrido fronte afghano.
La guerra tra alleati, fomentata dal quotidiano inglese più vicino ai conservatori, divampa nello stesso giorno in cui un kamikaze, arruolato da Al Qaida o dai talebani, si fa esplodere con la sua autovettura tra una folla intenta a seguire una corsa per cani organizzata a Kandahar. Il vero obbiettivo dell’autobomba è con tutta probabilità Abdul Hakim Jan, importante comandante di una milizia filo governativa, ma assieme a lui vengono fatti a pezzi almeno un’ottantina di innocenti. L’attentato si trasforma così nella strage più sanguinosa messa a segno dalla fine del 2001. Nonostante le accuse del governo, i talebani smentiscono però di aver organizzato l’ attentato messo a segno in quella che fu la loro città simbolo.
L’affondo del Sunday Telegraph è innescato dall’inchiesta sulla morte del capitano James Philipson attribuita - da un coroner - alle «inscusabili e imperdonabili» mancanze dei ministeri della Difesa e delle Finanze colpevoli di aver tagliato i finanziamenti essenziali destinati alle truppe inglesi impegnate nella lotta ai talebani. Le accuse, destinate al premier laburista Gordon Brown, responsabile per oltre dieci anni delle finanze di Sua Maestà, finiscono però con il fare strage tra gli alleati. Per sottolineare il gravoso carico attribuito alle forze inglesi il quotidiano dà fiato alle trombe della polemica che da tempo avvelena le retrovie dell’Alleanza Atlantica.
«L’indisponibilità degli altri membri della Nato di contribuire con un’equa suddivisione alle operazioni di combattimento in Afghanistan costringe a sforzi sempre più gravosi le Forze Armate Britanniche», nota il quotidiano facendo propria l’esasperazione di molti ufficiali di Sua Maestà furenti di fronte alle pesanti perdite (87 morti e quasi 150 feriti) in Afghanistan. «Spagna, Germania e Italia approfittano dei nostri sforzi e di quelli dell’America - accusa il commento - sperando di godere dei frutti della maggiore sicurezza generata da questi sacrifici, ma si guardano bene dal contribuirvi». Per il Sunday Telegraph la decisione del nostro governo e di quello spagnolo e tedesco di non contribuire alla guerra ai talebani combattuta da inglesi, americani, danesi e canadesi è insomma cinico opportunismo dettato dalla speranza di poter partecipare alla spartizione del bottino senza rischiare i propri soldati. Le accuse ai nostri militari, spesso al fianco degli inglesi grazie all’apporto silenzioso degli incursori di esercito e marina, hanno un motivo scatenante.
La collaborazione, rivela una fonte del Giornale, si è incrinata lo scorso settembre quando il nostro governo attese fino a tarda notte prima di dare il via libera all’operazione per la liberazione dei due agenti del Sismi catturati in Afghanistan. L’indecisione dell’esecutivo costrinse gli inglesi a una rischiosa operazione in pieno giorno che costò la vita del maresciallo capo Lorenzo D’Auria e innescò spiacevoli speculazioni sulle responsabilità dei soldati inglesi sospettati di averlo involontariamente colpito.