Afghanistan, offensiva Usa: 130 talebani uccisi. Parisi preoccupato

La provincia di Herat, al confine con l'Iran, è stata teatro di violenti combattimenti tra le truppe della coalizione, guidate dagli Stati Uniti, e i ribelli talebani. Forte apprensione del ministro della Difesa Parisi per le truppe italiane presenti nella zona

Kabul - Sono piu di 130 i talebani rimasti uccisi negli ultimi tre giorni nella provincia di Herat nel corso di alcuni scontri con le truppe della coalizione guidata dagli Usa. Il bilancio è stato fornito dal quartier generale alleato, ma la battaglia ha scatenato un’accesa manifestazione di protesta (la seconda in due giorni nel Paese), secondo cui le vittime erano invece civili. Teatro delle ostilità la provincia occidentale di Herat, che si estende al confine con l’Iran, e che fino a tempi recenti era rimasta relativamente ai margini della violenza. Entrambe le battaglie (una delle quali è andata avanti per quattordici ore, seminando 87 vittime tra i talebani) sono avvenute nella valle di Zerkoh, nel sud-est della provincia, dove le truppe occidentali hanno un’ampia base.

La preoccupazione di Parisi Il ministro della Difesa Arturo Parisi è preoccupato per i soldati italiani in merito all’offensiva Usa contro i taleban nella provincia di Herat. Il portavoce del ministro spiega che Parisi ha espresso la sua preoccupazione per un eventuale coinvolgimento dei nostri militari - che pure non partecipano all’offensiva - in azioni estranee alla missione autorizzata dal Parlamentò. A questo riguardo il ministro ha chiesto con urgenza informazioni più dettagliate al nostro Stato Maggiore.

L'offensiva L’offensiva è stata lanciata da forze speciali statunitensi, appoggiate da unità di elite della polizia afghana e da altre truppe della coalizione, che hanno attaccato diverse postazioni: dapprima è stato lanciato un assalto a colpi di mortaio, armi automatiche e lancia-granate; quindi è stato fatto intervenire un Ac-130, la cosiddetta "cannoniera volante", che ha bombardato avamposti dei ribelli su entrambi i versanti della valle, uccidendone da solo almeno 26. Sette i covi dei miliziani distrutti. Due giorni prima, altri 49 Talebani, compresi due comandanti peraltro non identificati, erano stati uccisi venerdì scorso; e negli scontri era rimasto ucciso anche un soldato Usa. Gli attacchi degli ultimi giorni hanno causato il maggior numero dei perdite talebane dall’inizio dell’anno ad Herat.

I precedenti Lo scorso anno la zona aveva vissuto un clima di relativa tranquillità rispetto alle provincie meridionali del Paese (soprattutto Helmand e Kandahar, dove i ribelli avevano concentrato la loro attività). Nella zona meridionale afghana è in corso la cosiddetta "operazione Achille", la maggiore offensiva sferrata dalla Nato e dalle forze afghane contro ribelli, guerriglieri stranieri e baroni della droga. In particolare l’operazione punta a stanare i baroni ella droga dalla provincia, nella valle di Sangin, dove si registra la maggiore produzione d’oppio nel Paese. Nel quadro dell’operazione, i militari sono riusciti ad avanzare all’inizio del mese fin nel centro del distretto di Sangin, dove nelle ultime tre settimane -secondo il comando Usa- hanno perso la vita in scontri più di 150 talebani e "combattenti stranieri".

I violenti scontri nella provincia di Herat hanno però scatenato la protesta di migliaia di persone a Shindand, dove è stato preso di mira il quartier generale del governo e una caserma di polizia. Per tenere sotto controllo la protesta e impedire ai manifestanti di puntare contro la base militare, sono stati inviati rinforzi e almeno una ventina di civili sono rimasti feriti.