Afghanistan: razzi sull'aeroporto di Herat controllato dagli italiani

Talebani ancora all'attacco: cinque missili contro lo scalo usato dall'Isaf. Nessuno dei nostri militari è stato ferito ma si teme una escalation di attacchi contro il nostro contingente

Herat - Cinque razzi sono caduti durante la notte sull'aeroporto di Herat, controllato dai militari italiani dell'Isaf, senza tuttavia provocare vittime. I talebani hanno rivendicato il lancio dei razzi, aggiungendo che l'obiettivo erano i militari della Forza di assistenza alla sicurezza (Isaf) della Nato, che nella provincia di Herat è sotto comando italiano. L'aeroporto di Herat è usato dai militari dell'Isaf.

Nessun italiano ferito Nessun militare italiano, né di altre nazionalità, è rimasto ferito in seguito al lancio di razzi. Lo si apprende da fonti dello stato maggiore della Difesa. I razzi, secondo le fonti, sono caduti in una zona dell'aeroporto distante da dove si trovano i militari italiani, a ridosso di un caseggiato occupato dalle forze di sicurezza afgane. Un presidio che è stato più volte oggetto di questo tipo di attacchi, che avrebbero soprattutto, viene sottolineato, "scopi intimidatori". Nell'aeroporto di Herat si trova solo una parte del contingente italiano, soprattutto militari dell'Aeronautica che collaborano alla gestione della cosiddetta Base logistica avanzata, a guida spagnola; all'interno del sedime aeroportuale ha sede anche il quartier generale del Regional Command West, cioé il comando della missione Isaf della Nato per il settore ovest dell'Afghanistan, che è affidato al generale italiano Fausto Macor.

De Gregorio: prepariamoci a rispondere con le armi "La triste previsione di aggressione alle nostre basi militari in Afghanistan, divenuta realtà in seguito all'attacco sferrato dai talebani all'aeroporto di Herat, si conferma in tutta la sua drammaticità". Lo ha detto Sergio De Gregorio, presidente della commissione Difesa del Senato. "Mi domando, a questo punto - aggiunge - se il nostro contingente possegga il sistema di protezione delle basi denominato Skyshield, in dotazione agli americani, agli inglesi e ad altri eserciti impegnati in quella regione, che consente una risposta rapida alle aggressioni aeree imprevedibili". "Come ho già detto, si tratta di rivedere la strategia e prepararsi a rispondere in armi. Non abbiamo dichiarato guerra a nessuno - afferma De Gregorio - ma è la guerra che cerca noi. E quel deputato dei Comunisti italiani, che mi addita al pari di Tex Willer, farebbe bene a studiare il contesto nel quale si stanno muovendo le nostre forze armate".