Afghanistan, ricatto comunista «Spese più alte? Voteremo no»

Rifondazione è sul piede di guerra: «Avevamo chiesto di ridurre i fondi, ecco un motivo per non sostenerli». E il Pdci si accoda: «Ci opporremo»

Luca Telese

da Roma

Il primo a lanciare l’allarme è Salvatore Cannavò, uno dei deputati trotzkisti di Rifondazione, più attivi sulle questioni della pace: «È incredibile. Anziché diminuire, nel testo del decreto le spese per la missione “Enduring freedom” aumentano. È inaudito. Avevamo chiesto una diminuzione delle spese, adesso il finanziamento addirittura cresce. È un altro motivo che non può non portare a una soluzione: votare no». Ed è sul piede di guerra Elettra Deiana, altra deputata di Rifondazione, vicepresidente della commissione difesa: «Ho letto il testo, lì c’è un pastrocchio. Ne chiederemo conto al ministro oggi, in audizione al Senato».
Le due missioni. I fatti sono questi: come il lettori de Il Giornale ormai sanno, l’intervento italiano in Afghanistan si divide in due missioni: la «Enduring freedom» (iniziata con la guerra, insieme agli americani) e la «Isaf» (quella Nato, iniziata dopo). La prima impegna la maggior parte delle risorse, la seconda (fino a ieri) solo la fregata Euro e 140 marinai, più otto ufficiali distaccati presso il comando di Tampa.
Enduring freedom. Ebbene, secondo la lettura di Cannavò, nel testo predisposto dal governo, la parte di «Enduring freedom» aumenta addirittura il suo stanziamento: «Mentre la spesa per la missione “Isaf” passa da 148 milioni di euro a 136 milioni - spiega infatti Cannavò - questa stessa riduzione, 12 milioni di euro, viene aggiunta alla missione “Enduring Freedom”, che passa da 13 milioni 437mila euro a 25 milioni 569mila euro». Come è possibile? In un momento così delicato è la classica tegola in testa, per Rifondazione, impegnata a digerire un difficilissimo compromesso.
«Due navi invece di una». Che cosa sia successo prova a spiegarlo ancora la Deiana: «La fregata Euro, quella che fino a ieri era impegnata in opere di pattugliamento, torna a casa per il normale turn over. E viene sostituita da due altre navi, con un aumento degli organici e delle spese». Di fatto una catastrofe: soprattutto se si considera che fino all’ultimo, anche dopo l’accordo raggiunto con i ministri Massimo D’Alema e Arturo Parisi i due plenipotenziari di Rifondazione, Gennaro Migliore e Giovanni Russo Spena, lavoravano per una «fase due» in cui ritirare la nave. Non ha dubbi, nella condanna, Cannavò: «È una partita di giro che però accresce il contributo italiano alla missione guidata dagli Stati Uniti e che rappresenta un ulteriore omaggio da parte del governo italiano ai voleri dell’amministrazione Bush». E così diventa difficile capire come oggi Parisi possa rispondere alle proteste dei deputati di Rifondazione.
Rifondazione stupita. Anche perché la notizia coglie in controtempo i vertici del partito, che ancora in serata stilavano una nota distensiva, in cui dicevano: «La segreteria del Prc, in una nota, ribadisce il giudizio complessivamente positivo sull’avvio dell’attività del governo, sottolineando che sull’Afghanistan si è ottenuta una «riduzione del danno». Parole invecchiate nel giro di mezz’ora, mentre le agenzie battevano già i dettagli del testo del decreto legge che autorizza spese da 162,1 milioni per la proroga delle partecipazioni militari italiane all’estero. In particolare, saranno spesi 136,6 milioni fino al 31 dicembre 2006 per la partecipazione alla missione Nato Isaf in Afghanistan, e 25,5 milioni per quella all’operazione a guida Usa, «Enduring freedom», contro il terrorismo internazionale. Per il primo semestre 2006, invece, era stata autorizzata una spesa di 162,3 milioni complessivi.
Rizzo: «Così non va». Diverso il giudizio del Pdci. Il partito guidato da Oliviero Diliberto vede nel testo una conferma di quanto paventato nella direzione di sabato scorso. «Così per noi non va affatto bene. Ma come? Chiediamo al governo di cambiare il testo del decreto, di inserire chiari segnali di discontinuità, e poi scopriamo che invece aumentano le spese per la guerra? Ci pensino D’Alema e Parisi. In questo modo i voti del Pdci non ci saranno mai, l’unica riduzione del danno - manda a dire Rizzo a Rifondazione - è quella di cambiare il decreto».