Afghanistan, rivolta islamica nella zona dei nostri militari

Scontri vicino a Herat, nell’ovest del Paese. Morti un soldato lituano e due manifestanti

Rivolta anti occidentale nella provincia afghana di Ghor, sotto controllo italiano. La base dei soldati lituani, sotto il comando del generale Francesco Arena, è stata presa d’assalto. «È stato un fulmine a ciel sereno», conferma da Herat il colonnello Carmelo Abisso, portavoce del contingente italiano nell’Afghanistan occidentale. «I manifestanti hanno lanciato sassi e bombe incendiarie. Poi, qualcuno, da una collina vicina, ha cominciato a sparare». Un soldato lituano è stato fulminato da un cecchino, la polizia afghana ha sparato sulla folla inferocita uccidendo almeno due manifestanti. I feriti sono decine e i caccia della Nato, su richiesta del quartier generale italiano ad Herat, sono intervenuti con passaggi a bassa quota per intimorire i facinorosi.
«Gli scontri sono durati circa un’ora - rivela il colonnello Abisso -. Tutto è partito dalla notizia del Corano (il libro sacro dei musulmani nda) usato come bersaglio in Irak». Qualche giorno fa era trapelato che un cecchino americano usava una copia del Corano per addestramento al tiro. La notizia è corsa fino in Afghanistan. La «rivolta» sarebbe stata organizzata dagli studenti di una scuola coranica a Chaghcharan, capoluogo della provincia di Ghor, una delle quattro sotto controllo italiano. Secondo la polizia afghana i manifestanti erano circa 2000. «Alle 13.50 locali circa 200 persone hanno cominciato a lanciare sassi e bombe incendiarie contro il Prt lituano presso l’aeroporto», spiega il portavoce italiano. Il Prt è un centro di ricostruzione provinciale gestito dalla Nato. Il capo della polizia della città, Shah Jihan Noori, ha sostenuto che la protesta era guidata da «elementi vicini ai talebani» ed infine è «degenerata». Qualcuno ha cominciato a sparare e un cecchino ha colpito un soldato lituano. Gli agenti hanno risposto al fuoco uccidendo due manifestanti. Negli scontri sono rimasti feriti dieci poliziotti ed una dozzina di civili.
«Ad Herat la Forza di reazione rapida, composta da italiani e spagnoli, era già a bordo degli elicotteri pronta ad intervenire», spiega il portavoce della brigata aeromobile Friuli. L’altro ieri il ministro degli Esteri, Franco Frattini, aveva ipotizzato un cambiamento dei caveat, gli ordini nazionali che limitano l’intervento delle nostre truppe, una svolta accolta con favore i eri dalla Nato. Oggi è venerdì, giorno di preghiera e il timore è che gli scontri di ieri si estendano in altre città della zona italiana.