Afghanistan, ucciso il mullah Dadullah

Il più feroce capo dei talebani, autore del rapimento di Mastrogiacomo, muore con il fratello in uno scontro con i soldati. Le truppe di Kabul, appoggiate da quelle della coalizione internazionale hanno stanato il ribelle nella provincia di Helmand. Il corpo mostrato alla stampa

Fausto Biloslavo
Bahran Rahman


Kabul - Il corpo inanimato è disteso su una lettiga di ospedale, con il volto tumefatto dalla ferite. Il barbone nero è quello di sempre. La gamba sinistra dimezzata da una mina esplosa negli anni 90 non lascia dubbi. Il mullah Dadullah ha finito a Kandahar, l’ex capitale spirituale dei talebani, la sua avventura di tagliagole. Il cadavere viene mostrato a giornalisti e fotografi per sfatare il mito dell’invincibilità del feroce guerrigliero integralista. Il corpo è coperto da un lenzuolo rosa, colore delle donne, forse uno scherno in nome delle disgraziate che aveva condannato alla lapidazione ai tempi del regime del mullah Omar.

Non è stato un bombardamento mirato a ucciderlo. Il cadavere non è devastato. Sembra proprio che sia morto in combattimento, come è vissuto, con un proiettile conficcato nella schiena e altri due fori nello stomaco. Le immagini del morto hanno fatto il giro del mondo, ma per ora non ci sono dettagli sulla fine del ribelle. Dadullah è stato ucciso alle tre del mattino di sabato in un’operazione congiunta delle forze afghane e della coalizione internazionale che appoggia il governo del presidente Hamid Karzai. Ha finito la sua carriera di terrorista nella provincia di Helmand, dove erano stati tenuti in ostaggio l’inviato di Repubblica, Daniele Mastrogiacomo, il suo autista e l’interprete afghani, decapitati su ordine di Dadullah.

Sul luogo esatto dell’uccisione del talebano c’è ancora incertezza. Probabilmente si tratta dell’area di Nahri Saaraj, dove in una settimana sarebbero stati uccisi almeno settanta talebani. Questa zona si trova vicino al distretto di Sangin, pesantemente attaccato, anche dal cielo, dalla coalizione internazionale. Fonti del governo di Kabul annunciano con lui ha perso la vita anche Mansoor Ahmad, uno dei sei frastelli del guerrigliero. Ahmad sarebbe uno dei cinque talebani scarcerati da Kabul, su pressione italiana, per ottenere il rilascio di Mastrogiacomo.

Il primo ad annunciare ufficialmente e con orgoglio la notizia della morte di Dadullah è stato Assadullah Khalid, governatore della provincia di Kandahar. «Il macellaio è stato ucciso la scorsa notte, il suo corpo è qui, davanti a me», ha detto. I vari portavoce talebani hanno tentato di negare l’annuncio bollandolo come «propaganda». Le autorità afghane hanno allora deciso di mostrare il cadavere ai giornalisti. A questo punto i fondamentalisti hanno confermato la notizia alla Tv araba Al Jazeera. L’aspetto più interessante è che diversi comandanti talebani, secondo informazioni raccolte dal Giornale, non sono in lutto per la morte di Dadullah. Il motivo è che lo consideravano una minaccia per lo stesso mullah Omar, a causa della sua notorietà e del suo carisma.

Dadullah era il principale ostacolo al dialogo sotterraneo fra i talebani “moderati” e il presidente Karzai. Subito dopo l’annuncio ufficiale sono apparsi su diversi siti islamici interventi inneggianti al tagliagole ucciso, che chiedevano vendetta per lo “Zarqawi afghano”. Oltre a poesie e necrologi si leggeva: «Messaggio urgente allo Stato islamico iracheno. È terminata la missione in difesa dell’onore, ora iniziamo quella per vendicare il mullah Dadullah».

Invece hanno festeggiato con gli amici afghani le famiglie di Adjmal Nakshbandi, l’interprete di Mastrogiacomo, e del suo autista Sayed Agha, decapitati dai terroristi talebani. Il padre di Adjmal ha detto al Giornale: «È stato vendicato il sangue versato da tanti innocenti, tra cui mio figlio».