Afghanistan, gli Usa chiedono rinforzi agli alleati Berlusconi garantisce: "Più impegno dell'Italia"

Il presidente degli Usa è pronto a inviare ingenti rinforzi in Afghanistan per finire il lavoro: "Non resteremo altri 8 o 9 anni". Colloquio tra i presidenti, trovata l'intesa sui rinforzi. La settimana prossima nella base militare di West Point verrà illustrata la nuova linea

Roma - Ci sono volute settimane, ma la decisione è stata finalmente presa dopo l'ultimo Consiglio di Guerra, nella serata tra lunedì e martedì: il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è pronto a inviare ingenti rinforzi in Afghanistan per "finire il lavoro" e smantellare al Qaida. Lo annuncerà in diretta televisiva la prossima settimana. Secondo fonti di stampa Usa l'annuncio verrà fatto martedì 1 dicembre in diretta televisiva intorno alle 20 (alle due di notte di mercoledì in Italia), e si tratta di 34 mila uomini supplementari. Senza fornire cifre e senza indicare una data esatta, lo stesso Obama ha detto che la nuova strategia afghana verrà annunciata "presto", e cioé poco dopo il giorno del ringraziamento che cade giovedì. In una conferenza stampa congiunta con il premier indiano Manmohan Singh, rispondendo ad una domanda, Obama ha detto che é sua intenzione "finire il lavoro" perché gli Usa non intendono rimanere in eterno nel paese, ma che smantellare la rete terroristica di al Qaida rappresenta "un interesse nazionale" e del mondo intero, attraverso un'operazione definita di carattere "complessivo". Secondo l'inquilino della Casa Bianca, stabilizzare l'Afghanistan "é importante in questo processo".

"Non resteremo altri 8 o 9 anni" Gli Stati Uniti non intendono restare in Afghanistan "ancora per otto o nove anni": lo ha detto il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, aggiungendo anche che il presidente Barack Obama incontrerà i membri del Congresso martedì prossimo per presentare loro dettagli e obiettivi della nuova strategia. Obama poi annuncerà personalmente alla nazione la nuova strategia in un discorso televisivo previsto per le 20.

Intesa con Berlusconi Sì al "sostegno dell’Italia nel rafforzamento dell’impegno della comunità internazionale in Afghanistan". È la risposta che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha dato alla richiesta presidente degli Stati Uniti che lo ha chiamato oggi. Obama e Berlusconi, informa una nota di Palazzo Chigi hanno convenuto che la questione "verrà approfondita nei dettagli in occasione di un prossimo incontro tra il ministro degli Esteri Frattini e il segretario di Stato Clinton. Nella telefonata è stata esaminata principalmente la situazione in Afghanistan e il presidente americano ha illustrato i punti salienti della revisione strategica che l’amministrazione Usa si appresta a varare. Il presidente Obama ha elogiato il ruolo di leadership svolto dal presidente Berlusconi sulla questione afgana e sui numerosi altri teatri di crisi, chiedendo il sostegno dell’Italia nel rafforzamento dell’impegno della comunità internazionale in Afghanistan. Il presidente del Consiglio ha accolto positivamente questa richiesta".

Soldati alleati, non subito Passeranno almeno alcune settimane prima che gli alleati degli Stati Uniti decidano se aumentare o meno i loro contingenti militari in Afghanistan. Lo ha affermato il portavoce del Pentagono, Geoff Morrell che non non crede infatti che già alla conferenza della Nato, in programma il 7 dicembre, saranno assunte decisioni al riguardo: "Forse - ha aggiunto - là vedremo qualcosa...". Tuttavia, è la sua previsione, gli alleati degli Stati Uniti aspetteranno fino alla Conferenza Europea sull'Afghanistan, in programma a fine gennaio, prima di stabilire l'incremento del loro contingente militare.

La settimana prossima il discorso a West Point La Casa Bianca ha confermato che la nuova strategia statunitense sarà annunciata martedì prossimo, con un discorso di Obama al Paese dalla prestigiosa base militare di West Point: Obama dirà che è pronto a mettere in gioco la vita di altre migliaia di soldati, ma anche che gli alleati europei devono fare la loro parte. E Rasmussen di rimando chiede un maggiore impegno ai Paesi che partecipano alla forza internazionale dell’Isaf. "È importante per l’equilibrio politico di questa missione che ci siano contributi di altri Paesi", ha anticipato da Bruxelles il portavoce James Appathurai, sottolineando che tutto l’onere non può essere lasciato "agli Stati Uniti soltanto". Da settimane la Nato insiste con i Paesi che partecipano ad Isaf (43 Paesi e 71.000 soldati) che aumentino il livello dell’impegno.

Frattini: "Se Obama chiede altri uomini valuteremo" Il governo "ragionerà " di fronte ad un'eventuale domanda di rinforzi da parte dell'America. Lo ha detto il Ministro degli esteri Franco Frattini, intervenendo a "Uno Mattina". Ed ha aggiunto: "l'Italia è già il terzo contributore in Europa per la missione in Afghanistan, abbiamo fatto moltissimo e ci sono paesi che hanno fatto poco" ma "se vi sarà una domanda da parte degli Usa" il governo "ragionerà " perché intende dare un "segno positivo" alla Nato. Anche se, ha precisato, ricordando il vertice nato che si riunirà all'inizio di dicembre, "sarebbe sbagliato parlare ora di numeri e di formule". "La coalizione -ha aggiunto- ha iniziato insieme e deve finire insieme il proprio lavoro, come ha detto presidente Obama non possiamo lasciare l'Afghanistan nelle mani del terrorismo". Frattini ha ricordato che il presidente Afghano ha assicurato che "entro cinque anni conta di avere il proprio paese sotto controllo pieno", mentre quello statunitense farà un annuncio sull'impiego nuove truppe, "ma dirà anche per fare cosa": non si può parlare di numeri, ha concluso, "senza dire per quali obiettivi ed entro quali tempi".

Londra contro Obama Il ministro della Difesa britannico, Bob Ainsworth, ha lanciato un attacco "senza precedenti" al presidente Usa Barack Obama per il suo "ritardo" nell'inviare truppe in Afghanistan che ha reso più difficile spiegare la guerra ai britannici. Lo scrive oggi il Daily Telegraph. "Abbiamo avuto un periodo di pausa - ha detto il ministro intervenendo al comitato Difesa della Camera dei Comuni - mentre il piano McChrystal veniva analizzato nel corso di un periodo di alcuni mesi. Ci sono state le elezioni afgane, che sono state ben lungi dall'essere perfette, diciamocelo". "Tutto ciò ha mitigato la nostra capacità di dimostrare in nostri progressi, soprattutto alla luce delle perdite subite", ha aggiunto. I sondaggi indicano una maggioranza schiacciante di contrari al conflitto, soprattutto alla luce dei 98 soldati uccisi nel solo 2009 - 235 dall'inizio del conflitto. Il ministro ha concluso dicendosi certo del fatto che la decisione di Obama arriverà nei prossimi giorni, e che le truppe Usa saranno coadiuvate dal contributo di quelle di molti Paesi Nato.

La Nato: scelte in base agli impegni Usa Il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen sta "lavorando attivamente" perché la risposta degli Alleati sia "commisurata" al nuovo impegno Usa che il presidente Barack Obama dovrebbe annunciare la prossima settimana. Lo ha detto il portavoce James Appathurai: "La questione centrale in agenda sarà l'Afghanistan". I tempi per una risposta degli alleati non saranno comunque immediati: il 3 e il 4 dicembre la questione sarà discussa a livello politico dai ministri degli esteri della Nato, alla presenza del segretario di Stato Hillary Clinton. Poi il 7 dicembre si terrà a Shape (Belgio) la "Force generation conference" sull'Afghanistan "a livello tecnico". Ma anche questo appuntamento non sarà conclusivo. La Germania, che ha deciso il prolungamento della missione, ha già detto che non farà annunci su altri rinforzi fino allo svolgimento della conferenza internazionale sull'Afghanistan di gennaio (che potrebbe tenersi a Londra oppure a Kabul). "I partner vogliono legare la decisione sugli uomini alla situazione politica del paese, alla luce delle promesse del nuovo governo Karzai", ha rilevato il portavoce.

Il generale Camporini: decide la politica Inviare rinforzi italiani in Afghanistan è tecnicamente possibile: il problema non è di uomini, ma eventualmente di soldi e "soprattutto" politico: "Stiamo aspettando le decisioni politiche, quanto arriveranno vedremo come applicarle", dice il capo di Stato Maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini. Il generale spiega che "le forze armate italiane hanno schierato all'estero in passato fino a 12.500 uomini e oggi siamo circa a quota 8.500". Dunque, "non è un problema di uomini, è un problema di soldi e soprattutto di volontà politica di fare certe cose", dice il capo di Stato Maggiore. Che aggiunge: "Bisogna vedere anche, che cosa fanno gli altri governi: le indicazioni che arrivano dai Paesi più importanti non sono univoche". Riguardo, poi, all'eventualità che possano essere trattenuti in Afghanistan i 400 militari che erano stati inviati per le elezioni, il generale ribadisce che quel contingente comunque tornerà a casa: "Diamo un po' di riposo alla gente" afferma, spiegando che per i militari impegnati in missione è previsto "un turno ogni quattro. Sarebbe ragionevole uno ogni cinque e comunque - conclude - non possiamo prendere la gente, riportarla a casa e dopo una settimana rimandarla lì".

Riconciliazione: no del mullah Omar a Karzai Il mullah Omar, leader dei talebani in Afghanistan, ha rifiutato la mano tesa offerta dal presidente Hamid Karzai, che nel discorso di investitura aveva fatto appello anche ai talebani non collegati con il terrorismo a unirsi al suo progetto di riconciliazione nazionale. Il messaggio di Omar è stato diffuso in occasione della vigilia della Eid Al Adha, ricorrenza islamica legata al pellegrinaggio alla Mecca. Nel lungo messaggio, in cui si congratula con gli afghani per aver fatto fallire il "melodramma americano" non partecipando alle elezioni, il mullah Omar incoraggia gli islamici a "rompere ogni relazione con l'amministrazione leccapiedi di Kabul". Riferendosi quindi alle prospettive dell'apertura di una trattativa sul futuro politico del Paese, il padre spirituale dei talebani afghani sostiene che "quelli che hanno occupato la nostra terra e preso in ostaggio la nostra gente vogliono usare lo stratagemma del negoziato (...) per raggiungere i loro obiettivi colonialisti". In ogni caso, si dice ancora, "la gente dell'Afghanistan non sarà d'accordo con un negoziato mirante a prolungare la presenza militare degli invasori sulla nostra amata terra". "Gli invasori americani - dice ancora Omar - vogliono, sotto il pretesto del negoziato, la resa dei Mujahedin. Una cosa che é impossibile". Peraltro, dice infine su questo tema, "disponiamo di nobili principi e vaste esperienze per la soluzione delle nostre divergenze interne e per l'inizio di un buon comportamento con la gente del mondo".