Afghanistan, la vita degli ostaggi appesa a un filo

Il governo di Kabul ha deciso di trattare per la loro liberazione

da Kabul

«I 22 ostaggi sudcoreani sono vivi e stanno bene». Lo ha annunciato ieri il viceministro dell’Interno afghano Munir Mangal, nonché capo del gruppo dei negoziatori creato per la liberazione degli ostaggi. Mangal ha inoltre dichiarato che non saranno fissate nuove date limite perché il governo di Kabul ha assicurato che per ottenerne la liberazione non intende ricorrere alla forza, preferendo la via negoziale. Di certo, però, la vita dei 22 sudcoreani, tra cui 15 donne, rimane in pericolo, così come quelle di un cittadino tedesco e di quattro afghani in mano ai talebani dal 18 luglio.
Ad aumentare la pressione su Kabul è la denuncia di un parlamentare e numerosi testimoni secondo cui decine di civili, tra cui donne e bambini, sono stati uccisi ieri in due raid aerei compiuti dalla Nato nella provincia di Helmand, nel Sud del Paese, durante violenti combattimenti con i talebani.
Come riferito da una ventina di residenti e dal parlamentare Wali Jan Sabri, durante una battaglia nel distretto di Girshk, in due raid aerei sono state colpite delle case. Il bilancio è di oltre 60 morti tra miliziani integralisti e civili.
Ieri in mattinata era scaduto l’ultimatum fissato dai talebani alle ore 9.30 italiane. Un loro portavoce aveva però poi spostato alle 14.00 il termine ultimo per la scarcerazione di 22 talebani prigionieri in cambio della liberazione degli ostaggi sudcoreani, che sono stati sequestrati il 19 luglio, mentre erano in viaggio sulla strada tra Kabul e Kandahar. Nel pomeriggio, infine, un altro portavoce dei talebani, Qari Mohammad Yusuf, ha detto al telefono alla Reuters che tutti i 22 ostaggi «sono vivi» e che «i negoziati sono in corso» con i mediatori afghani. «Non fisseremo altri ultimatum - ha aggiunto - perché il governo ci ha assicurato che vuole risolvere la questione attraverso i negoziati».
Alishah Ahmadzai, capo della polizia della provincia di Ghazni dove gli ostaggi sono detenuti, in 11 luoghi diversi, ha a sua volta affermato che «i negoziati continuano. Noi - ha aggiunto - siamo ottimisti su un esito positivo». I rapitori pretendono la liberazione di 22 talebani in cambio della liberazione degli ostaggi, tutti appartenenti a un gruppo cristiano evangelico il cui capo, un pastore di 42 anni, è stato trucidato mercoledì scorso dai rapitori. Anche per la liberazione del cittadino tedesco è richiesta la liberazione di guerriglieri taleban detenuti. A Kabul è giunto in questi giorni un mediatore sudcoreano mandato dal governo di Seul.