Afghansitan, l'addestramento in vista dell'addio della Nato

Nel 2010 le forze di sicurezza afgane hanno raggiunto le 263mila unità «con un aumento del 35% rispetto all'anno scorso». Sono i dati forniti in una conferenza stampa all'ambasciata americana a Roma da una delegazione della missione di addestramento della Nato in Afghanistan (NTM-A), che lo scorso 21 novembre ha compiuto un anno. «L'addestramento è la chiave del successo della transizione: lavoriamo con impegno per favorire il trasferimento di responsabilità dalle forze Nato a quelle afgane entro il 2014, come stabilito dal presidente afgano Hamid Karzai alla conferenza di Kabul dello scorso luglio» ha spiegato il generale afgano Asadullah Akramyar, un alto funzionario del ministero della Difesa.
Secondo il generale afgano, la deadline accreditata dall'ultimo vertice Nato a Lisbona è «un obiettivo realistico» grazie agli «incredibili progressi» registrati dalle forze afgane nell'ultimo anno. In dieci mesi, stando alle stime della Nato, l'esercito nazionale (Afghan National Army) è cresciuto da circa 97mila a 138.164 unità (+42%), mentre la polizia ha visto un aumento del proprio effettivo da 95mila a 120.500 uomini (+27%).
Fra i principali ostacoli ai progressi in materia di addestramento, gli ufficiali della Nato citano soprattutto l'analfabetismo. «Il 14% dei nostri uomini non sa leggere né scrivere» ha ammesso il generale Akramyar, «ci sono due generazioni di afgani che non sono andate a scuola e questo crea tante difficoltà». Per il resto, ci sono progressi sul fronte della corruzione ma anche su quello dell'alto tasso di diserzione: «Stiamo riducendo la percentuale di disertori grazie a nuovi incentivi, e sostituiremo i comandanti che non sono all'altezza» ha assicurato il funzionario della Difesa di Kabul, sottolineando comunque che quello di transizione sarà un processo «molto graduale» che avverrà «distretto per distretto». «Ci sono molte variabili in atto, noi lavoriamo sulle capacità della forza di sicurezza nazionale e sulle istituzioni che si occupano dell'addestramento, poi le modalità del trasferimento della sicurezza saranno decise dal governo afgano» ha precisato il colonnello dell'esercito britannico Nigel Jefferson, fra i relatori della «training mission» Nato.
Anche per questo è difficile fare previsioni sulle zone del Paese in cui avverrà già entro la prossima estate il passaggio di consegne alle forze afgane. A Kabul però non sembrano considerare una priorità il trasferimento della zona ovest, quella sotto il controllo dei militari italiani: «Il desiderio espresso dal presidente Karzai è iniziare dalle aree più difficili, come il sud-est, perché in quel modo potremmo dimostrare ai nostri avversari che si tratta di un processo irreversibile» ha illustrato Akramyar. «So che giravano voci sull'imminente passaggio di consegne a Herat, ma non sono a conoscenza di una decisione in tal senso. Mi sorprenderebbe comunque, perché sicuramente l'ovest non è fra le zone più turbolente» ha commentato il generale.