AFORISMI Uccidere la banalità con le parole

Con «Pensieri scorretti» Giordano Bruno Guerri resuscita un genere che sembrava dimenticato

Mi domandavo, accingendomi a leggere i Pensieri scorretti di Giordano Bruno Guerri, «Ma dei giornalisti avrà parlato?». Questo non perché sia fondamentale e irrinunciabile includere in un libro di aforismi e paradossi come l’ultimo di Guerri (Utet, pagg. 306, euro 14) anche frasi fulminanti sulla categoria, ma perché su di essa si era espresso, con inarrivabile perfidia, Karl Kraus che contro i giornali (benché egli stesso ne dirigesse uno) conduceva una sua personale battaglia: «Non avere un’idea - scrisse il direttore della Fackel - e saperla esprimere, è questo che fa di un uomo un giornalista». Bene, questo aforisma (più che altro uno spruzzo di acido solforico) non è incluso fra quelli raccolti - si suppone con gioiosa cattiveria «krausiana» - da Guerri nel suo inusuale zibaldone ma al lemma Giornalisti egli dedica ben nove aforismi, un po’ meno che ad «amore» e «libertà» ma, per esempio, più che a «democrazia» e «maggioranza». E scorrendo le pagine di Guerri si scopre che anche Leo Longanesi, altro grande fabbricatore di detti irridenti, aveva coniato per i colleghi qualcosa di simile allo Spruch di Kraus: «È un vero giornalista. Spiega benissimo quello che non sa». Meno perfido ma realistico.
Libro inusuale, si è detto, quello di Guerri. Chi, oggi che tutti parliamo lo stesso linguaggio omologato, oggi che abbiamo un bagaglio di riferimenti preso a prestito dai dibattiti televisivi, oggi che l’allusione sarcastica è sostituita dalla battuta da caserma, chi oggi si esprime per paradossi, per giochi di parole, per equilibrismi di pensiero? Lo fa Giordano Bruno Guerri che nelle 267 voci del glossario ne include ben ventiquattro di suo conio. Una per tutti? Alla voce Luoghi comuni: «Gli uomini comuni frequentano luoghi comuni». Non per niente i luoghi comuni sono oggi quelli più affollati, dopo Venezia, San Gimignano e la metropolitana milanese alle 8.30 del mattino. Attenzione però: «Ho paura dei luoghi comuni - ha detto Françoise Sagan - perché sono quasi sempre veri».
Due aforismi che si contraddicono. Perché questo è il bello di un libro di aforismi, secondo Giordano Bruno Guerri. Non è assolutamente detto che sia un piccolo concentrato di spinose massime morali. Un breviario per «honeste vivere». Potrebbe essere un’operazione sottilmente disonesta (oltre che provocatoria): ecco qui un pout pourri di pensieri intelligenti, brillanti, divertenti, eversivi, cerca tu, lettore, di capire dove sta la verità.
Ma chi ha poi detto che un aforisma contenga la verità. Ancora Karl Kraus, citato da Guerri nella prefazione: «L’aforisma non coincide mai con la verità: o è una verità o è una verità e mezzo». E allora? E allora, suggerisce l’autore, il mio libro di aforismi è da considerarsi come un self service di pensieri ben confezionati. A meno che non lo si voglia considerare come uno stimolo a pensare. Operazione oggi ardua, visto che il più delle volte si crede di pensare in proprio mentre si prendono a prestito pensieri non tanto ben confezionati, quanto pre-confezionati. Illuminante quanto è scritto a pagina 173 (autore William James): «Molta gente crede di pensare mentre sta solo riordinando i propri pregiudizi».
Tra questi pregiudizi anche quello di credere che l’aforisma sia morto con le grandi penne corrosive dei secoli passati: Kraus, per l’appunto, Nicholas de Chamfort, Choderlos de Laclos, La Rochefoucauld, Bertrand Russell, e più recentemente Cioran, Céline, Flaiano, Longanesi. Niente affatto. Spigolando tra i miliardi di parole scritte e pronunciate oggigiorno, Guerri pesca Woody Allen (Sesso: «Il sesso è sporco solo se fatto bene»), Giulio Andreotti (Cattiveria: «La cattiveria dei buoni è pericolosissima»), Cathérine Deneuve (Italiani: «Gli italiani hanno soltanto due cose per la testa: l’altra sono gli spaghetti»), Massimo Fini (Sadomasochismo: «Il vero masochista non è chi prova piacere nel dolore, ma chi prova dolore nel piacere»), Roberto Gervaso (Donna: «La donna leggera, quando s’innamora, diventa pesantissima»).
Detti e contraddetti che dimostrano come il gusto raffinato del paradosso non sia del tutto spento e che una via d’uscita dal pensiero unico è sempre possibile. Anche a costo di imboccare la strada dell’assoluta cattiveria. Come questa, sempre a proposito di donne, scritta da Baudelaire nei suoi Diari intimi: «Amare le donne intelligenti è un piacere da pederasta». A cui risponde pronta Nancy Astor: «Ho sposato un uomo molto inferiore a me. Come tutte le donne».