Africa, strage di albini per le pozioni magiche

Tanzania, ventiseiesimo caso in un anno: la vittima ritrovata senza una gamba e i genitali

Si sapeva del cuore di cobra ancora pulsante, e di due dita del suo sangue, estratto dal rettile ancora vivo, usato come «mangia e bevi» dai cinesi di Taiwan che così pensano, o pensavano (chi scrive assistette alla scena in anni in cui il Viagra era di là da venire) di migliorare le proprie prestazioni sessuali. Un afrodisiaco, insomma. La pratica era orribile, ma nessuno, a quanto ci consta, si sognò mai di prendere le parti dei cobra.

La notizia che arriva dalla Tanzania, cuore dell’Africa nera, è ancora più atroce, e poiché in qualche modo ricorda la sorte dei cobra, ma ha a che fare col cannibalismo, vien voglia di pensare che sia una di quelle notizie che lievitano sulle pagine dei giornali d’estate, come un tempo le puntuali apparizioni del mostro di Lochness. A far la parte dei capri, in Tanzania sarebbero uomini e donne affetti da una bizzarra e piuttosto rara anomalia: l’albinismo. Anomalia ereditaria che consiste nella mancanza di pigmentazione melaninica nella pelle, nell’iride, nei peli e nei capelli. Ne sono affetti anche i neri, a giudicare dai 26 morti ammazzati nell’arco di un anno (lo riferisce la Bbc, radiotelevisione inglese) ai quali sono stati prelevati genitali, sangue, braccia, orecchie, e perfino unghie. Tutta roba indispensabile, secondo la locale confraternita di maghi, streghe e pitonesse, per la preparazione di unguenti e rosolii che pare siano un toccasana, un portento, per chi se li può permettere. I costi di queste pozioni, avendo gli albini una scarsissima propensione a cedere i propri genitali o altre parti di sé (alle quali, dopo anni di consuetudine, in genere si finisce per affezionarsi) sono infatti piuttosto alti. Così alti, anzi, da indurre gli inquirenti di Dar es Salaam, capitale dello Stato africano, a indirizzare le loro indagini verso le classi più agiate (ma anche più ottuse, si direbbe) della società. Nonché proteggere dai mali più insidiosi, e guarire da un altrettale ampio ventaglio di penosi malanni, le pozioni magiche ottenute a spese degli albini attirerebbero oltretutto anche lo sguardo benigno della dea Fortuna, non si sa se con formidabili vincite alla lotteria o al Totocalcio locale.

Alla strage di albini il governo di Dar es Salaam ha risposto aprendo una non metaforica «caccia alle streghe». Settantatré, al momento, gli arresti effettuati dalla polizia da quando il presidente della Tanzania, Jakaya Kikwete, ha scatenato il repulisti contro i propugnatori di certe credenze da Terzo mondo che garantiscono ricchezza e salute a spese degli albini. I quali già si sentivano abbastanza a disagio per il fatto di essere segnati a dito per via della loro «diversità», per così dire, ma certo non sospettavano di finire un giorno come i leoni o le gazzelle, ovvero di fronte alla canna di un fucile o al machete di un cacciatore. Dicono le agenzie che all’ultima vittima, Jovin Majaliwa, sono stati asportati una gamba e i genitali. Anche la moglie, lei pure albina, è stata ferita nell’agguato teso alla coppia dai cacciatori di «teste bianche». Ora si teme per la sua incolumità e per quella dei due figli della coppia, anch’essi portatori della medesima anomalia.

Insomma: è una guerra di cui al momento risulta difficile prevedere l’esito, anche perché, secondo la Bbc, certi settori della polizia tanzanese sarebbero coinvolti nel racket. A bilanciare lo strapotere di streghe e stregoni provvede tuttavia, par di capire, una sorta di calmiere interno alle tribù e ai clan. Per esempio: nel maggio scorso 11 persone (otto donne fra i 70 e i 90 anni) e tre uomini, accusati di arti magiche, sono state bruciati vivi a Nyakeo, un villaggio nell’ovest del Kenya. Se avessero avuto a che fare con la morìa di albini non si sa. Ma tra gli «uomini della medicina» della sanguinaria camorra tanzanese la notizia ha creato un certo disagio.