Le africane con il velo e la tuta: «Solo il nostro uomo può vederci»

La Youssef: «Lo sport ci aiuta a essere più uguali a voi». Quella del Cairo è la nazionale più giovane: a 25 anni le atlete si sposano e sono costrette a smettere

Francesco Rizzo

«Può darsi che questo sia il mio ultimo mondiale. Spero che le mie compagne di squadra possano fare bene in futuro». Lo ha detto ieri Yosra Selim, capitana della nazionale femminile egiziana di volley, che ai mondiali in corso in Giappone è stata travolta dalle azzurre - anzi, dalle riserve delle azzurre - con un 3-0 senza storia. Yosra ha 25 anni. Se giocasse con l'Italia, avrebbe accanto a sé sette ragazze più anziane di lei. Ma l'Egitto è la selezione più giovane di questa rassegna iridata e il motivo lo ha spiegato un membro dello staff nordafricano: a 25 anni le ragazze si sposano e abbandonano il volley. Se i genitori consentono loro di praticare uno sport, la stessa cosa non accade quando entrano a far parte di una nuova famiglia. E l'Egitto del volley rosa attraversa, ciclicamente, il suo ricambio generazionale.
Un mondiale è anche questo, trovare dall'altra parte del campo una cultura che non si conosce. O, come in questo caso, che si comincia a conoscere, perché ormai si incontra, si intreccia, si scontra con la nostra. È accaduto ieri alle azzurre, che arrivano da sette club diversi, vivono di volley, sono passate dal campo alle passerelle della moda. Le egiziane, pioniere della pallavolo femminile in Africa, sono tesserate per due soli club del Cairo e non hanno vinto un set in cinque gare. Ma soprattutto, alcune di loro scendono in campo con il velo a fasciare il capo e con le gambe coperte da una tuta, nel rispetto della religione islamica. Lasciano visibili solo il volto e le mani.
Il pudore nell'abbigliamento ricorda che il corpo di una donna musulmana non è oggetto di conversazione pubblica ma la 21enne giocatrice egiziana Dina Youssef ha illustrato più a fondo i motivi della scelta di giocare con il velo. «Essere vicini a Dio è questione di livelli. Man mano che superi i livelli ti avvicini e io sono più in alto dei miei amici. Io credo più di loro. La nostra religione insegna che la donna è per un uomo solo, quindi non è necessario che tutta la gente la veda interamente, anzi solo il marito ha questo diritto. I capelli diventano preziosi se li tieni come in una foto protetta da una cornice: se non li tieni sempre nella cornice non restano preziosi. Io voglio conservarli nella cornice. Nascondere i capelli mi fa sentire più vicina a una persona».
Mentre l'Italia accede alla seconda fase, il mondiale dell'Egitto è finito, la Youssef torna al Cairo, dove ama guardare film americani e ascoltare rock. Come qualcuna delle italiane che Dina, ieri, ha sfidato segnando 3 punti. Loro in mini-pantaloncini e a braccia nude, lei con il velo e la tuta. Ma con un'idea precisa circa i conflitti culturali su cui anche il volley costringe a riflettere. «Nello sport diventiamo uguali. Abbiamo una sola regola, un solo campo, un solo gioco. Diventiamo più semplici, in pace».