Africani, coreani, venezuelani l’altra America del mondiale

Non solo Usa: in Alabama e Arizona sono nate anche le medaglie di Mellouli e Coventry, Subirats e Park

nostro inviato a Melbourne
C’è nuovo mondo e nuovo mondo. Basta prendere il medagliere per scoprire le due facce del mappamondo. Cosa hanno raccontato i mondiali di nuoto di Melbourne? Che c’è un mondo americano assolutamente irripetibile: troppo forti loro o troppo forti i loro segreti d’allenamento? Chi naviga nello sport sa che migliorare i record del mondo di qualche decimo è bella impresa, spolverarli a suon di secondi è titanico. Gli Stati Uniti del nuoto sono stati titanici, quasi nessuna controprestazione, Phelps extraterrestre, gli altri ad arrancare e loro fuor di piscina con facce rilassate, sorridenti, per nulla affaticate, nemmeno dopo giorni di gare. Questioni di acido lattico? Chissà! Gli allenamenti? Certo la perfezione del gesto tecnico è evidente: sono i migliori nelle virate, sbagliano poche partenze (a differenza degli italiani), sfruttano i decimi che una buona piscina concede. Si sono allenati in collegiale con i nostri e nessuno ha mai visto arrivare un controllo antidoping a sorpresa. Alberto Castagnetti, ct di lungo corso, un giorno si è lasciato sfuggire: «Mi sembra di rivedere il fenomeno Germania Est». Le donne andavano a ritmi stratosferici. Poi... l’atletica americana ha bluffato per anni. Poi scoprimmo che Kelly White...e Marion Jones... e Tim Montgomery... E magari Carl Lewis... Meglio se Michael Phelps è davvero Nembo Kid e gli altri soltanto Superman.
Ma il nuovo mondo si apre attraverso altre facce del medagliere: Oussama Mellouli oro e argento tunisino, Tae Wan Park oro coreano, Albert Subirats Altes un venezuelano che arriva terzo nei 100 farfalla dietro a Phelps e Crocker, un brasiliano dal nome premonitore Cesar Cielo che va come un siluro nella velocità stile libero, un egiziano a medaglia nel nuoto di fondo, una ragazza dello Zimbabwe, Kirsty Coventry, che conquista due ori. Oltre al ritorno della Polonia ai vertici e alla prima volta della Croazia nella pallanuoto. Nuovo mondo in gran parte allevato nei college e nelle università americane. Alabama e Arizona spopolano nelle gare di campionato. Ed infatti la Coventry, oro olimpico dei 200 dorso, studia alla Liberal Arts-Auburn university in Alabama. Albert Subirats prepara gli esami di marketing in Arizona. Anche se la sua vita è divisa tra il Venezuela, dove passa parte dell’inverno giocando a pallone con i Carabobos, e Barcellona, dove ha la famiglia da quando aveva due anni. Tifa Messi e Ronaldinho, ma se gli parlate di piaceri della vita. Vi risponde: «Donne e cucina italiana». Ossama Mellouli ha preferito la California. Eroe nazionale sportivo della sua terra, ha 23 anni ed è all’ultimo anno di studio per ottenere il diploma di ingegnere informatico a Los Angeles, specialista del mezzofondo, dai 400 metri in avanti ma quest’inverno, il 7 dicembre , è stato pescato positivo all’antidoping. Scomparso per un paio di mesi, è stato nuovamente testato a febbraio: tutto in regola. Il coreano Tae Hwan Park si allena a Miami, ha solo 17 anni, ma è arrivato a Melbourne con un bel curriculum. Già nell’occhio degli sponsor (la Speedo gli dà 3,2 milioni di dollari), il nostro che andò in acqua a cinque anni per un problema d’asma si porta dietro tutto l’occorrente: coach, nutrizionista, fisioterapista e interprete. Non gira in limousine, ma gli americani gli insegneranno anche quello.