Agente segreto infiltrato in Al Qaida: inefficienti gli 007 francesi e inglesi

«Gli uomini di Parigi si sono lasciati sfuggire responsabili di attentati e quelli di Londra pericolosi jihadisti»

Erica Orsini

da Londra

Al servizio di al Qaida e a quello della Regina. Ma non è la storia di un James Bond dei giorni nostri. È la vicenda inquietante di un infiltrato nella rete del terrorismo internazionale per conto dei servizi segreti britannici, Omar Nasiri, il nome di copertura di un algerino autore del libro Inside the Global Jihad, di cui ieri il Sunday Times ha pubblicato un lungo estratto.
La storia che racconta è però quella della sua vita, trascorsa a cavallo di due mondi, quello musulmano più estremista e quello occidentale messo sotto attacco dalle cellule in sonno di al Qaida. La vicenda di Omar inizia in Marocco e prosegue in Europa, dove ha trascorso parte della sua giovinezza. Ancora ragazzino, Omar si trova a vivere sotto lo stesso tetto con quelli che poi diverranno gli affiliati della più pericolosa organizzazione criminale del mondo. «Mio fratello più grande Akim – racconta – era diventato un musulmano devoto, ho vissuto con i membri di al Qaida per anni, anche se allora non si chiamavano così».
Quando è il momento Omar passa più di un anno nei campi di addestramento per terroristi, impara a maneggiare ogni tipo di armi, a uccidere un uomo con le proprie mani. In Afghanistan, l’uomo apprende l’arte di confezionare ordigni esplosivi usando prodotti di uso comune e quotidiano come caffè, limone, sale, batterie, fertilizzanti, sabbia, perfino urina. Nel 1996, finito l’addestramento, Nasiri ormai trasformato in un killer perfetto, viene mandato in Europa da Abu Zubayda, il più importante reclutatore di al Qaida. «La mia missione era quella di fornire consulenza in materiali esplosivi per la preparazione degli attentati» ricorda l’uomo.
Ciò che però a quel punto l’organizzazione non sapeva era il passaggio, nel frattempo avvenuto, di Omar dall’altra parte della barricata. «Ormai lavoravo da tempo contro di loro, per i servizi segreti di spionaggio francese. Fu il mio contatto a portarmi a Londra sicuro che la capitale britannica al momento fosse il rifugio principale del terrorismo algerino responsabile degli attentati di Parigi». In quegli anni Basiri inizia a lavorare anche per i servizi segreti inglesi, con i quali non avrà mai un rapporto idilliaco. Secondo lui l’intelligence britannica era ingenua e troppo focalizzata sugli interessi nazionali.
Omar racconta come i servizi si siano lasciati sfuggire sotto il naso il leader dei terroristi algerini responsabili degli attentati di Parigi alla fine degli anni Novanta e come abbiano sottovalutato la pericolosità di uomini quali Quatada, predicatore insieme ad Abu Hamza a Finsbury Park. «Agli inglesi interessava più Hamza che però non ha mai incitato ad attaccare la Gran Bretagna. Quatada, secondo me, era in collegamento con i terroristi rimasti in Pakistan, ma al mio contatto britannico sembrava importare soltanto ciò che poteva mettere in pericolo i suoi connazionali».
Nel 1998 la vita di Nasiri cambia. Vengono attaccate le ambasciate americane di Dar el Salaam e Nairobi, insieme ai militari muoiono centinaia di civili. «I soldati americani non ci fecero neppure caso», scrive nel suo libro Nasiri che quel giorno a Londra non si fa trovare. I britannici temendo un tradimento lo rimandano in Afghanistan ordinandogli di dimenticare la sua esperienza londinese. Come se non fosse mai esistito.