Agenti antidroga trasferiti: un dossier in Procura

Inchieste sui traffici tra Ostia e il Sud America compromesse da «mobbing» e strane accuse

Sotto copertura aveva stanato decine di latitanti eccellenti. Sempre sotto falso nome si era infiltrato fra i narcotrafficanti del litorale romano per stroncare l’importazione in quantità industriale di cocaina. Due lauree e una specializzazione in criminologia, improvvisamente viene trasferito dalla squadra mobile al commissariato Colombo, con l’obbligo di indossare la divisa. Insomma, a ridosso del territorio in cui era stato infiltrato.
«È stato prima sottoposto a mobbing, poi riformato, infine messo in condizioni di abbandonare l’Italia», spiega Filippo Bertolami, responsabile sezione legale Anip, l’Associazione nazionale ispettori, periti, direttivi e dirigenti della polizia di Stato. «Il collega - prosegue - pluridecorato per la sua attività contro la malavita organizzata, è finito all’estero dove insegna il mestiere agli investigatori stranieri». Una denuncia di 250 pagine è stata inoltrata alla procura di Roma. Un «libro bianco» in cui gli agenti raccontano una serie di fatti a dir poco inquietanti in cui sarebbero coinvolti dirigenti e alti funzionari di polizia. Fra i vari episodi il trasferimento di sei agenti della polaria, aggregati tra il 2003 e il 2004 alla «mobile», accusati da fonte anonima proveniente dallo stesso ufficio di polizia giudiziaria del Leonardo da Vinci di aver intascato impropriamente il denaro delle missioni. Tra cui i soldi necessari per recarsi alla sala ascolto della procura per le intercettazioni. Dunque dalla lotta ai narcos alla vigilanza, in aeroporto, sui taxi abusivi.
«Le ipotesi di reato contro i funzionari di polizia - continua Flavio Tuzi, presidente Anip - sono gravi: abuso d’ufficio, falso, diffamazione, lesioni. Soprattutto l’attribuzione di condotte penalmente rilevanti verso i colleghi impegnati in indagini delicatissime». Come l’inchiesta, avviata con il sostituto procuratore Adriano Iasillo della Direzione distrettuale antimafia, su un traffico di sostanze stupefacenti fra l’Italia e il Sud America. Fra Ostia e il Cearà, in particolare, uno stato del nord del Brasile noto per lo smistamento di cocaina proveniente dal Costa Rica nonché per il riciclaggio di denaro sporco. A Fortaleza come a San Paolo si rifugiano criminali di spessore che mantengono contatti con la madrepatria. Gli stessi arrestati dal superpoliziotto costretto a lasciare l’Italia. Sempre qui alcuni lidensi finanziati dai clan camorristici di Afragola realizzano un asse con Ostia per la produzione, l’importazione e la vendita di coca della migliore qualità. Nell’ottobre 2002 il primo stop alla maxi inchiesta quando due killer su una moto di grossa cilindrata uccidono a colpi di pistola Paolo Frau, un ex della banda della Magliana da poco tornato in libertà. Stesso stile dei «bravi ragazzi». «Quando il cerchio si sta per stringere - conclude Bertolami -, proprio quando il magistrato delega i poliziotti alla missione in Sud America, questi vengono accusati di aver frodato l’amministrazione e messi da parte. E tutto il gruppo operativo definitivamente smantellato. Chiediamo alla magistratura di scoprire perché». La conclusione dell’operazione «Anco Marzio» non porta a molto e mentre gli agenti vengono demansionati i narcos preparano altri carichi da favola. Come i 6.500 chili di cocaina trasportati su un veliero salpato da Fortaleza e diretto a Fiumicino, bloccato dalla polizia spagnola al largo delle Canarie. Al timone due criminali di Ostia beach.