Agenzia immobiliare Tursi: vende i gioielli e compra gli scarti

Quando i conti non tornano, quando deve spiegare perché non sta facendo granché (o forse nulla) Tursi ripete il ritornello dell’Ici e del governo cattivo che ha rubato ai poveri Comuni per dare ai ricchi cittadini. Eppure il tesoriere che non ce la fa ad arrivare alla fine dell’anno, neppure rispedendo ai cittadini pacchi di multe già pagate, si permette il lusso di comprare palazzi e bassi nel centro storico, di strapagargli, di pensare di rimetterli in sesto. Ovviamente mentre nello stesso momento è in corso la vendita al peggior offerente del patrimonio immobiliare del Comune. Insomma, c’è bisogno di far cassa, ma 3 milioni e 628mila euro e spiccioli per fare compravendite immobiliari nelle zone meno appetibili della città ci sono.
La giunta Vincenzi, senza neppure chiedere il parere se non proprio il permesso del consiglio comunale, ha infatti deciso di aderire alla terza fase del «Programma operativo regionale» e di comprare il palazzo ex Telecom di piazza superiore di Pellicceria e un basso tra via della Maddalena e vico della Rosa, aggiungendo appunto gli oltre tre milioni e mezzo ai dodici messi a disposizione dalla Regione. Per farne cosa? Qui viene il bello. La delibera di giunta inizia dicendo che «l’ambito perimetrato è caratterizzato dalle seguenti criticità: disagio e marginalità sociale ed economica; degrado fisico degli immobili e delle strutture; carenza di spazi pubblici e collettivi; forte concentrazione insediativa con sottodimensionamento dei servizi pubblici e delle attrezzature, eccetera».
Insomma, il Comune vuole trasformare il palazzo ex Telecom in un «Centro culturale polivalente», il basso di vico della Maddalena in uno «spazio gioco», oltre a realizzare in un altro immobile già di proprietà pubblica un «laboratorio sociale». Progetti che prevedono appunto notevoli spese. E che insospettiscono non poco la minoranza, soprattutto per la «destinazione d’uso» degli immobili. Gianni Bernabò Brea, del gruppo Misto-La Destra, che punta l’indice proprio verso il «contraddittorio comportamento della giunta che acquista nuovi spazi mentre è impegnata in un processo di svendita del patrimonio immobiliare». Non solo, il consigliere comunale è preoccupato - e per questo chiede chiarimenti con un’interpellanza al sindaco - che «i nuovi spazi acquisiti possano essere poi assegnati ai soliti amici (da don Gallo all’Arci per passare attraverso i centri sociali), soprattutto viste certe finalità».
La cosa che stupisce, e che Bernabò Brea non perde occasione di far notare, è che per partecipare a questo progetto il Comune di Genova spende altri 135mila euro in consulenze. «Questi contratti con consulenti sono stati stipulati perché tra i dipendenti dell’amministrazione non risulta esserci personale competente?», chiede il consigliere de La Destra al sindaco Vincenzi. La preoccupazione è notevole, anche perché nella stessa delibera di giunta, i tecnici ammettono che «nel corso dell’attuazione del progetto potranno emergere problematiche». In particolare di tipo economico, «qualora le stime dei costi alla data attuale si rivelassero sottodimensionate». Insomma, non è detto che il Comune non si trovi a spendere molto di più di quei 3 milioni e 628mila euro che sembrano già tanti per le asfittiche casse pubbliche.