Agenzia spaziale, gli stipendi volano alle stelle

Denuncia alla Corte dei conti: retribuzioni fino a 210mila euro, poca trasparenza sui contratti, gli addetti sono ormai oltre duecento. Bufera sulla gestione del ministro Mussi: un sindacato si rivolge alla magistratura contabile. Rifondazione: "Uso discrezionale dell’esito dei concorsi"

Puntuali come la rata di un mutuo, la scorsa settimana gli americani hanno presentato protesta formale all’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) per il lancio del satellite italiano Agile con un vettore indiano, perché a loro modo di vedere c’era tecnologia yankee top secret su cui i tecnici di New Delhi avrebbero potuto indagare. Si dice che il presidente dell’Asi Bignami, abbia reagito contrattaccando all’offensiva Usa di cui abbiamo parlato già due settimane fa, forte anche del via libera ottenuto - contro il veto fatto piovere da Washington - anche da D’Alema e Mussi.

Ma intanto lo stesso Bignami, che è stato nominato dal ministro Mussi, pare si trovi alle prese con un’altra grana piuttosto seria: il processo di elefantiasi degli organici della stessa Asi, condito dalla comparsa di una inestricabile giungla retributiva che - in epoca di denunce di spesa facile per la politica e i suo addentellati - fa discutere non poco. Nell’Asi e dintorni.

Pochi giorni fa è partita una denuncia di un sindacato interno collegato alla Cida indirizzata alla Corte dei Conti e fatta pervenire anche ai ministri Mussi, Padoa-Schioppa, Nicolais e Bersani. In questa si fa presente che «la politica del personale nell’Asi è caratterizzata da mancanza di equità, trasparenza e legalità». In pratica si denuncia senza mezzi termini come negli ultimi tempi si siano fatti contratti a tempo determinato a persone che spesso lasciano industrie che, guarda caso, hanno da poco stipulato commesse proprio con l’Asi. E non è tutto. Costoro vengono assunti a cifre spropositate (si parla di compensi annui che si aggirano tra i 150 e i 210mila euro) rispetto a quanto viene dato al personale già in servizio. Le cifre si commentano da sole: da 80 addetti di fine anni ’80 - quando venne creata l’Asi staccandone una costola al Cnr - si è passati ad oltre 200. Rafforzati in questi ultimi tempi da nuovi ingressi. Nell’ultimo elenco figurerebbero, tra gli altri, un alto funzionario di palazzo Chigi, un ammiraglio, un pensionato ex Ente Spaziale Europeo, alcuni dirigenti di aziende legate all’Asi, l’ex-capo ufficio stampa di un ministro del centrosinistra.

È regolare tutto ciò? È normale che un’agenzia statale assuma tanta gente con ricche retribuzioni senza passare attraverso concorsi? Secondo Rina Gagliardi e Giovanna Capelli, senatrici di Rifondazione comunista, non ci siamo proprio. E così in una interrogazione presentata pochi giorni fa a Mussi fanno sapere che «da incontri col personale della ricerca» si è «evinto un utilizzo discrezionale dell’esito dei concorsi, un ricorso al comando di personale proveniente da altri enti senza la preventiva pubblica informazione e senza la dovuta trasparenza, un utilizzo anomalo delle assunzioni a tempo determinato e del loro rinnovo senza procedure valutative né di concorso, superando ampiamente i tetti previsti per il personale da assumere».

Insomma l’ennesima Bengodi coi quattrini distribuiti a pioggia. Su cui Mussi sarà chiamato a rispondere tra qualche tempo a palazzo Madama ma di cui forse potrebbe occuparsi prima: il 12 è infatti in programma la riunione del nuovo Consiglio d’Amministrazione dell’Asi, presente il ministro dell’Università e della Ricerca. Che invece dei soliti saluti dovrebbe semmai chieder conto di quel che appare l’ennesima puntata di Stipendiopoli a danno dei contribuenti.