«Agenzie per il lavoro strategiche per il Paese Centrale la formazione»

Il presidente di Assosomm: «Investiamo 120 milioni l'anno, pronti a essere protagonisti»

Onofrio Lopez

Sono passati vent'anni anni dalla legge Treu che ha introdotto il lavoro in somministrazione. Un periodo abbastanza lungo per trarre le prime conclusioni. Ne abbiamo parlato con Rosario Rasizza, ad di Openjobmetis e presidente di Assosomm, l'associazione italiana delle Agenzie per il Lavoro.

Dottor Rasizza, qual è il bilancio dei primi 20 anni della normativa?

«Il bilancio è estremamente positivo per chi ha vissuto questa esperienza sin dal primo anno. Abbiamo visto evolvere la normativa, abbiamo sperimentato i lati positivi e quelli negativi delle modifiche e dopo vent'anni siamo pronti come Agenzie per il Lavoro a ricoprire un ruolo da protagonisti in quelli che saranno i passi successivi».

Uno dei decreti attuativi del Jobs Act, varato due anni fa dal Ministro del Lavoro Poletti, ha sbloccato alcuni colli di bottiglia generati dalla riforma Fornero.

«Abbiamo apprezzato molto gli interventi effettuati sull'eliminazione della causale per l'assunzione di lavoratori in somministrazione e sullo staff leasing. Potevano sembrare modifiche marginali, ma soprattutto nel mondo delle imprese hanno aiutato a riconciliare il rapporto fra clienti e Agenzie senza che tra loro pendesse una spada di Damocle come la causale. Queste innovazioni, inoltre, hanno consentito di non intasare i tribunali del lavoro con ricorsi di natura essenzialmente burocratica. Si è dimostrato, così, il ruolo attivo e proattivo delle Agenzie per il Lavoro».

La legge Biagi assegnava alle Agenzie per il Lavoro anche l'importante compito della formazione del personale. Il Jobs Act ha delegato questa funzione all'Anpal, l'agenzia di Stato per il lavoro. Qual è la sua posizione?

«Il professor Biagi aveva intuito che il mondo del lavoro, e quello della scuola devono preparare i futuri professionisti. Non sempre questo avviene e le Agenzie per il Lavoro utilizzano i contributi Forma.Temp per ovviare a eventuali carenze formative. Ogni anno investiamo oltre 120 milioni di euro in formazione. Le Agenzie hanno saputo mettere in pratica quest'obiettivo, mi auguro che anche la neonata Anpal sappia raggiungere lo scopo».

La somministrazione era stata pensata anche in relazione all'apprendistato. A che punto siamo?

«Purtroppo uno strumento importante come l'apprendistato non ha avuto la giusta evidenza perché troppi sono stati i lacci e i lacciuoli che la burocrazia ha stretto. Oggi c'è il progetto di alternanza scuola-lavoro che potrebbe far avvicinare maggiormente gli studenti a questo tipo di esperienza. Purtroppo, anche in questo caso, non mancano le complicazioni burocratiche».

Il sindacato ha spesso accusato la somministrazione di aumentare la precarietà. Cosa replica?

«Credo che la somministrazione non sia sinonimo di precarietà, ma di legalità e buona flessibilità. Ogni nostro lavoratore viene assunto nel rispetto del contratto di lavoro nazionale per un giorno, per un anno o per sei mesi. Noi assumiamo con regolare busta paga lavoratori che rappresentano il futuro delle aziende nostre clienti. Stiamo sul mercato rispettando le regole. Il rapporto Assossomm-sindacati, in particolare, è positivo. In questi primi cinque anni della mia presidenza non c'è stato nessun contrasto».

Il professor Michele Tiraboschi, allievo di Biagi, ha sostenuto in passato che la stratificazione delle norme sulla somministrazione andrebbe superata con un Testo unico. È d'accordo?

«È una questione tecnica che compete ai giuslavoristi con cui la nostra associazione ha un ottimo rapporto. Io parlo dell'economia reale, dei lavoratori, delle aziende che possono offrire lavoro solo se ricevono commesse. Se si consente agli imprenditori di continuare a svolgere il proprio mestiere, essi potranno continuare ad assumere. Lavoratori, imprese e Agenzie sono un unico soggetto. Se si conserva una relazione di fiducia reciproca, tutte le parti in gioco potranno costruire ancora un'Italia fondata sul lavoro».