Agenzie «storiche» vendonsi

Per le 329 agenzie ippiche storiche è suonato il big-ben. Lo stato italiano, dopo un lungo contenzioso con l’Unione Europea, indirà entro il 2008 una gara europea per riassegnare le concessioni che aveva rinnovato senza gara di appalto con un dl del dicembre 2001, convertito in legge nel febbraio dell’anno seguente. Sul tappeto la cospicua raccolta effettuata dalle agenzie in questione nel 2007, pari a 1.214 milioni: figuratevi quanto faccia gola questo tesoretto che rappresenta il 59,2 dei 2.050 milioni spesi dagli italiani nelle sale corse. L’attivazione delle nuove concessioni – secondo le anticipazioni di Agipronews – coincideranno con la cessazione delle precedenti. Identici gli spazi di vendita per garantire l’ordine di pubblico da un lato e non alterare la distribuzione territoriale delle agenzie.
Decisiva una sentenza della Corte di Giustizia, laddove dice che «La Repubblica italiana, avendo rinnovato 329 concessioni per l'esercizio delle scommesse ippiche senza previa gara d'appalto, è venuta meno agli obblighi del trattato comunitario sulla libertà di stabilimento e sulla libera prestazione di servizi». A nulla è servita la linea difensiva del nostro Paese, basata sulle innovazioni legislative che hanno mutato il quadro del mercato negli ultimi anni. In una lettera inviata dal Ministero delle Politiche Agricole alla Commissione Europea è scritto: «La sentenza della Corte di Giustizia si innesta su una situazione nel frattempo profondamente mutata, a partire dalla riduzione della misura del minimo garantito e dalla progressiva apertura del mercato delle concessioni ippiche operata con il decreto Bersani». Niente da fare.
Il provvedimento, a meno di un ulteriore colpo di scena, colpisce in maniera particolare le due società a cui facevano capo le 320 agenzie: Snai con 298 e Sisal con 31. Immediata la reazione di Francesco Ginestra, presente di AssoSnai: «Siamo fortemente preoccupati per la posizione del Governo che, decidendo di rimettere a gara le 329 concessioni ippiche storiche, pone in una condizione di instabilità gli operatori e toglie sicurezza ai lavoratori delle agenzie. Sicuramente difenderemo i nostri diritti in ogni sede e in ogni modo». In un passo successivo Ginestra denuncia che la sua società non è stata coinvolta negli incontri istituzionali e aggiunge: «Mi sembra che ci sia stata una fretta eccessiva nel venire incontro alle pressioni di Bruxelles. Il decreto Bersani, a mio avviso, aveva già sanato la situazione».
Di parere fisiologicamente opposto John Whittaker, ceo del bookmaker Stanley International: «La decisione del Governo italiano mostra che vale la pena di battersi per anni, come ha fatto la nostra azienda, per ottenere il ripristino della legalità e la cessazione di ogni discriminazione». A sua volta Raffaele Palmieri, presidente di Sicon, lancia un allarme: «Non vorremmo che dietro questa vicenda si nascondesse un intento politico o commerciale».