Aggrappati all’Olimpica per salvare la stagione

La squadra di Casiraghi a Pechino può evitare un 2008 flop

nostro inviato a Vienna
Meglio guardare avanti, senza guardarsi indietro. Per non scorgere rossori che interpretano l’annata del calcio italiano. Messo fuori dalle coppe senza troppo riguardo (Fiorentina compresa), a casa dopo i quarti dell’europeo, fuori dalla finale dell’europeo under 21, anche se lo spareggio con il Portogallo è valso un posto alle Olimpiadi. Anno orribile. D’accordo, il Milan ha vinto la coppa Intercontinentale nel 2007 ed è una medaglia al merito. Ma il resto dovrebbe far pensare: qui non c’entrano tecnici più o meno bravi, mancano giocatori, gli stranieri non ci aiutano più o non vengono più.
Forse sarà bene che anche noi ristudiamo la ricetta dei campioni fatti in casa. Dunque, niente di meglio che aggrapparci alla Olimpiade di Pechino. La nazionale guidata da Casiraghi e Zola ha un doppio obiettivo: pesante o ingrato sarà da vedere. Confermare la medaglia di bronzo conquistata ad Atene (la terza, due bronzi e un oro, nella storia dei Giochi) e dare un pizzico di sollievo a questo anno di assoluta depressione, ritrovare uno squillo del nostro pallone. La nazionale olimpica troppo spesso vien snobbata, e nessuno ricorda che, in quanto a visibilità, i Giochi tengono il passo con europei o mondiali di calcio. Anzi, quest’anno la competizione si presenta ancor più affascinante perché il Brasile punta grosso e proverà a convocare Robinho, Ronaldinho e qualche altro, in assenza di Kakà. L’Argentina, per difendere il titolo conquistato quattro anni fa, risponderà con Messi e sta valutando varie ipotesi: Mascherano o Elkun Aguero, il bomber dell’Atletico Madrid, l’idolo napoletano Lavezzi, o anche Gago e Higuain del Real Madrid.
In Italia la nazionale olimpica (altrimenti chiamata under 21) è un vivaio usa e getta. Ma stavolta, più di altre, dovrebbe darci qualche idea sul futuro. Anche per la squadra che sarà affidata a Lippi. Vero che la scelta dei fuoriquota sarà meno eclatante di quelle di Brasile e Argentina. Rocchi ha già passato le visite. Il Milan non vuole mollare Bonera, ma il Coni appoggerà la convocazione e, semmai, tenterà di convincere Galliani (il caso Kakà è diverso). Il terzo potrebbe essere Toldo. Ma il resto del gruppo farà l’occhiolino anche alla nazionale destinata a Lippi. I nomi sono da taccuino: Graziano Pellè, l’erede di Totti nel tirare i rigori a cucchiaio, Giuseppe Rossi e Criscito, Rosina, Palladino, Pazzini, Nocerino, Osvaldo, Giovinco, Dessena, Cigarini, Nocerino, Motta, De Ceglie e Montolivo che la Fiorentina vorrebbe conservarsi per i preliminari di Champions, ma sarà costretta a cedere perché il giocatore è in età under.
Nella squadra che ha battuto il Portogallo, guidato da Moutinho e Nani, già visti anche all’europeo, c’erano Aquilani e Chiellini. In questa under ci sono ragazzi che hanno zoppicato nei grandi club, ma potrebbero maturare. L’olimpica dovrà essere la squadra dell’ultimo sogno stagionale e la nazionale dell’ottimismo sul futuro. Può farcela a scalare il podio, soprattutto se il pallone seguirà la logica: vincendo il girone (con lei Honduras, Corea del Sud e Camerun), potrà evitare Argentina o Brasile fino alla lotta per le medaglie. In Cina giocherà due partite su tre quando in Italia saranno le 11 di sera: servirà per l’audience. Gli azzurri hanno vinto un solo oro olimpico, a Berlino 1936: sconfissero l’Austria 2-1 con due reti di Annibale Frossi, l’ala destra con gli occhiali. Era già un’Italia campione del mondo. E lo sarebbe ritornata due anni più tardi. Occhio!