Aggrappati a Cassano e... a Van Basten

Stasera Italia-Francia e Olanda-Romania. Tifare per gli arancione e battere i galletti. Pirlo: &quot;Per Donadoni sono fondamentale, quindi gioco&quot;. Davanti c'è <strong><a href="/a.pic1?ID=269616" target="_blank">Antonio da Bari Vecchia</a></strong>

Zurigo - Con la testa e le gambe, qui a Zurigo, con gli occhi rivolti verso Berna, dove si gioca Olanda-Romania. È il destino malinconico dell’Italia campione del mondo costretta a dipendere dal proprio risultato ma anche e soprattutto dalla fiera opposizione orange nei confronti della Romania. Se Mutu e Chivu riuscissero a battere i leader del gironcino, passerebbero in carrozza trasformando l’europeo 2008 in un terremoto calcistico: fuori, al primo turno, in un colpo solo, i campioni d’Europa in carica (Grecia) più le due finaliste di Berlino 2006, il mondiale delle meraviglie azzurre. Prima di esorcizzare il “biscotto” che risultò indigesto a Trapattoni in Portogallo (ma attenti, allora, il 2 a 2 apparecchiato da Danimarca e Svezia, era interesse reciproco, di entrambe le squadre; qui il successo conviene solo alla Romania e ballano molti soldi, legati al risultato per gli olandesi), bisogna pensare ai problemi pratici rappresentati dall’impresa, non certo di poco conto, di piegare quel che resta della resistenza francese. Un dato statistico avverte sulla difficoltà da superare: è da 30 anni giusti giusti, mondiale del ’78 in Argentina, che gli azzurri non riescono a mettere sotto la Francia. A Berlino, per citare il caso di scuola, finì 1 a 1 e il titolo venne assegnato dal dischetto: un errore dei blues, Trezeguet, nessuno dagli azzurri. Qualche mese dopo, a Parigi, nella famosa rivincita, con Materazzi squalificato e Cassano in campo, ci infilarono allo spiedo di un 3 a 1 senza discussione. L’anno scorso, a San Siro, con Del Piero nel ruolo di guastatore, non finì meglio: ci inchiodarono a un mesto 0 a 0.

Entrambe le volte in panchina Donadoni raccolse feroci censure. Speriamo abbia capito come affrontarli, finalmente. Le moderate aspettative sull’esito della sfida di Zurigo sono legate alle condizioni attuali della Francia: è una squadra stanca, demotivata, con un cortocircuito in attacco dove la presenza di Anelka e Benzema non aggiunge né potenza fisica e neanche talento offensivo. Domenech è pronto a cambiarla, a lasciare in un cantuccio qualche stagionato guerriero (Thuram) per recuperare un po’ di freschezza atletica oltre che una dose minima di entusiasmo, voglia di osare e si attrezza col 4-4-2 che è una specie di cintura di sicurezza calcistica. Il limite assoluto tradito dall’Italia di Donadoni fin qui è uno solo: anche nei momenti di migliore smalto, non riesce a giocare da squadra. E non si tratta di un difetto che si può correggere al volo: servono esercitazioni ripetute. All’europeo non c’è tempo per realizzare questa didattica, bisogna perciò trarre profitto dalle conoscenze dei calciatori: di qui la necessità di ripetere lo schema più praticato o far ricorso a disegni tattici utilizzati in campionato dalle rispettive squadre. I ripetuti cambi di Donadoni, realizzati allo scopo virtuoso di raddrizzare il corso degli eventi, non garantiscono l’orientamento, specie a centrocampo dove tenere nel cuore della squadra De Rossi e Pirlo insieme, scortati da Gattuso non è un banalissimo turn-over cancellando dall’elenco Ambrosini. «Io penso di essere fondamentale, lo pensa anche il Ct e sarò certamente in campo» la frase di Pirlo che fa giustizia dell’eventualità di un trio tutto muscoli. Pirlo e De Rossi sono i migliori centrocampisti italiani in circolazione: giusto schierarli entrambi, legarli a filo doppio.

Il salvatore della patria azzurra in pericolo, di turno a Zurigo questa sera, può diventare Antonio Cassano, finito al ballottaggio con Di Natale. Prima Di Natale, poi Del Piero, alla terza il barese: non si recita a soggetto. Cassano può tirarci giù dalla scaletta dell’aereo e riportarci per mano a Vienna in vista dei quarti (contro la Spagna), con un risparmio netto di trasferimenti faticosi: gliene saremmo grati doppiamente. Per non dividere l’Italia in due blocchi, uno dedito a difendere, l’altro a dare l’assalto, serve un quarto operaio: con Camoranesi stressato, può spuntare Perrotta. Aspettano tutti Cassano, magari spunta Toni o un golletto olandese.