Aggrappati a quei due (forse ora tre)

Indubbiamente: il modulo. Certo, gli schemi. Come no, la preparazione calibrata, l’equilibrio tattico, la giusta aggressività, la combinazione dei fattori giusti nell’ambito di un contesto tecnico-tattico, senza sottovalutare l’aspetto psicologico. Ecco, ma in questa squadra se qualcuno non la butta dentro tutta ’sta roba serve solo a parlare a vanvera, a menare il can per l’aia. Allora per una volta facciamola semplice: portiamo a casa tre punti di importanza incommensurabile, li portiamo a casa giustamente, li portiamo a casa perché davanti c’era uno che si chiama Alberto Gilardino che - di norma - quando vede un pallone che gironzola per l’area di rigore tende a fare il suo mestiere sistemandolo al suo posto: appoggiato alla rete. Non lo ha fatto al Milan? Ok. Non lo farebbe al Real Madrid? Può darsi. Finora dalle parti della «Violetta» lo ha fatto la bellezza di 16 volte (senza rigori), che non è proprio cifra da buttar via. Accanto a lui c’è di solito un signore che si chiama Adrian Mutu, che di questi servizi ne ha fatti 13, e così sia. Dopo una serie di pensose riflessioni tattiche, e al termine di un’accurata indagine matematico-statistica sui risultati delle prime 30 giornate letti in relazione alle variazioni di modulo, siamo arrivati alla seguente conclusione: se Adriano e Alberto si bloccano sono cavoli amari. Se ne hanno ancora per un po’, forse ce la facciamo. Se Jovetic finalmente si è sbloccato può giovare non poco alla causa. Bravo Prandelli a fargli tirare il rigore. E andiamo.