Aggredito per rapina torna in casa e muore

(...) morta in casa dove il cadavere è rimasto per due mesiIl pubblico ministero Biagio Mazzeo ieri ha disposto l’autopsia. Il giallo ha inizio lo scorso 12 febbraio quando i vicini di Domenico Anfossi sentono provenire dall’alloggio dell’uomo degli odori nausebondi, di quelli che si avvertono quando si è alla presenza di un corpo già decomposto. Qualcuno chiede l’intervento dei vigili del fuoco che, giunti sul posto, constatano che la puzza esce da casa Anfossi, la cui porta è chiusa dall’interno. Così decidono di entrare, trovando un uomo deceduto e in condizioni pietose, mentre tutte le stanze sono invase da un fetore insopportabile. Il cadavere ormai decomposto viene portato all’obitorio, e i carabinieri, intervenuti in vico del Campo, presentano un rapporto alla magistratura. Protrebbe trattarsi di uno dei tanti decessi di persone che vivono sole e che, colte da malore non riescono a chiedere l’intervento di parenti o amici. I militari, però, vengono assaliti dai primi dubbi.
La scoperta del cadavere è avvenuta il 12 febbraio, ma la morte risale a molto tempo prima. I carabinieri capiscono di trovarsi di fronte a un caso su cui devono indagare. Quella morte si tinge di «giallo». Infatti, attraverso scrupolosi accertamenti scoprono che il 20 dicembre, Domenico Anfossi, mentre si trovava nei pressi di casa, era stato aggredito, percosso e rapinato. E da quel giorno nessuno lo aveva più visto. Una strana coincidenza, ma certamente molto significativa, che adesso il medico legale dovrà verificare con l’esame autoptico.
Non è finita, c’è dell’altro, perchè i carabinieri avrebbero acquisito elementi utili all’inchiesta in relazione a un individuo, che potrebbe essere stato l’autore del’aggressione. Una persona violenta, già nel mirino dei militari, che hanno anche identificato e sentito come testi alcune persone che hanno visto il pestaggio, che avrebbe potuto causare la morte di Anfossi. Quindi, ancora nulla di ufficiale, ma coincidenze e supposizioni, comunque avvalorate da scrupolose indagini di polizia giudiziaria.
Il rapinatore, ancora misterioso, potrebbe essere accusato del reato previsto dall’articolo 586 del codice penale: «morte quale conseguenza di altro reato» (cioè dell’aggressione a scopo di rapina), o di omicidio preterintenzionale, punito con la reclusione, da 10 a 18 anni.