Aggressione ai fidanzati Dna incastra due romeni

Oltre all’identikit di chi ha aggredito i fidanzatini alla Caffarella, gli inquirenti hanno recuperato tracce organiche degli aggressori. I compagni di scuola della 14enne: &quot;La proteggeremo. Ora serve silenzio&quot;<br />

Roma - Il pm, Vincenzo Barba, è lo stesso che ha risolto il caso dello stupro di Capodanno. E questo lascia presagire che presto, molto presto, verranno identificate le due «belve» che sabato hanno aggredito la coppia di fidanzati nel parco della Caffarella, a Roma, violentando poi la ragazzina di quattordici anni.
I due responsabili, probabilmente stranieri, hanno le ore contate. Esistono già due identikit dettagliati dei loro volti, che resteranno per sempre impressi nella mente delle due vittime.

Era stato proprio il giovane, pochi minuti dopo il fattaccio, a descrivere ai primi soccorritori i due balordi. Sul caso sono al lavoro più di cinquanta agenti e i nomi dei due maniaci già oggi potrebbero finire nel registro degli indagati. Alle identità si è giunti non solo grazie alla testimonianza di diverse persone, ma anche attraverso numerosi elementi, tra cui tracce biologiche trovati sui vestiti della minorenne. Al lavoro, con i colleghi italiani, anche alcuni investigatori stranieri giunti dalla Romania nei giorni scorsi. E ieri pomeriggio il capo della squadra mobile, Vittorio Rizzi, ha incontrato a piazzale Clodio il pm Barba per fare il punto sull’inchiesta.

Le ricerche sono concentrate soprattutto nel parco della Caffarella dove la polizia, insieme a uomini della Scientifica, sta passando al setaccio i 200 ettari di parco per trovare ulteriori elementi utili all’inchiesta. Gli elicotteri, invece, per tutta la giornata hanno controllato la situazione dall’alto. L’ingresso su via Latina è presidiato dalle forze dell’ordine e l’area appare meno affollata del solito, con pochi passanti, mentre gli sportivi che fanno footing si contano su una mano.

«La Caffarella? È un luogo di ritrovo per tutti noi della zona, ma ora non ci andrò mai più», racconta una ragazza che frequenta lo stesso liceo classico della quattordicenne.
Ieri mattina davanti all’istituto non si parlava d’altro.
«Abbiamo saputo dalla tv che veniva in questa scuola - dice un gruppetto - ma lo immaginavamo, chi abita nel quartiere e frequenta il classico viene qui». «Non sappiamo chi è ma magari ha fatto anche le medie con noi», aggiungono altri.
Il disgusto e lo sdegno sono i sentimenti dominanti tra le studentesse. «Dovrebbero esserci pene più dure per questi mostri - dice Mary, IV ginnasio - andrebbe bene anche il carcere, ma se fosse a vita». Tutte hanno paura perché, dicono in coro, «se è successo a lei potrebbe succedere a ognuna di noi». La preside dell’istituto, Clara Rech, è fermamente decisa a tutelare l’identità della minore: «Ha subito già tanto, ora dobbiamo proteggerla». Dello stesso parere gli studenti: «Ora la proteggeremo, cercando di toglierla dai riflettori e per questo nella prossima assemblea d’istituto non si parlerà di violenza sessuale, come previsto, ma di futurismo».
Nel comitato studentesco che si è riunito ieri, i rappresentanti d’istituto hanno parlato della violenza subita dalla compagna: «Una cosa gravissima che ora però non le si deve ritorcere contro, siamo consapevoli che forse l’unica cosa che le serve per dimenticare è il silenzio».

Il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha già ricevuto il piano predisposto dalla polizia municipale per la bonifica della Caffarella, ha espresso il desiderio di vedere i due fidanzatini.
«Adesso è il caso di lasciarli tranquilli - ha precisato - appena lo vorranno, non solo sarò disponibile, ma ho il desiderio di incontrarli. Si tratta di persone cui questa città deve un risarcimento, dobbiamo essere solidali con loro fino in fondo e cercare di farli uscire da questo tunnel». Per uscire dal tunnel della violenza, invece, il Campidoglio ha iniziato una serie di sgomberi. Ieri dalla pineta di Castelfusano sono state cancellate le prime ventotto baracche su settantotto. Ma è solo l’inizio.