Agguati e coltellate tra baby gang: due latinos in manette In una rissa era rimasto ferito un salvadoregno Il capo della Mobile: «Sintomo di disagio sociale»

Tornano i Latin King, tornano le pandillas, le baby gang di origine latinoamericana. E i capi d’accusa che stavolta li inchiodano non hanno niente a che fare con passatempi da ragazzini. Gli investigatori della seconda sezione della squadra mobile, infatti, accusano cinque di loro (due sono minorenni) di essere gli autori, a vario titolo, di due feroci aggressioni avvenute nell’ottobre 2008 nelle strade del capoluogo lombardo, nei confronti di altri due ragazzi di origine sudamericana ritenuti «vicini» a bande rivali.
I primi tre, legati ai «Latin King Chicago», Jefferson Fernandez Sanchez (18enne ecuadoriano, incensurato), William Chalgo Inga (20enne ecuadoriano con precedenti per rissa e danneggiamento) e un 16enne peruviano (con precedenti per rissa e furto), sono accusati di aver aggredito e ferito, colpendolo alla testa con cocci di bottiglia, il 23enne peruviano Flores Barrientos, che frequenta i «Latin King New York», mentre passeggiava nel pomeriggio del 19 ottobre in via Monte Titano, in zona Lambrate.
Gli altri due sono salvadoregni incensurati, collegabili alla banda degli «Ms 13». Sono il 22enne Victor Antonio Iraheta, detto Joker e un altro 16enne, arrestati per aver assalito e accoltellato al fianco e al braccio un loro connazionale di 17enne, Daniel Nino Tejada dei «Commando», davanti all’istituto tecnico Molinari in via Crescenzago il 20 ottobre. Quando i poliziotti lo hanno fermato, il Joker aveva con sé un coltello.
Aggrediti e aggressori sono tutti residenti e domiciliati a Milano, ma non sembrano essere collegati ad altri episodi di violenza accaduti in città e che hanno avuto come protagonisti giovani e giovanissimi cittadini di origine latinoamericana.
Tutti hanno collaborato con gli inquirenti e anche per questo il dirigente della squadra mobile, Francesco Messina, getta acqua sul fuoco di una presunta «emergenza pandillas».
«A Milano non esiste un problema di bande organizzate intese come organizzazioni criminali che si spartiscono il controllo del territorio e si alimentano con attività criminali» spiega Messina, sottolineando che si tratta «di episodi sporadici che testimoniano piuttosto un disagio sociale, fenomeni di emarginazione che spingono questi giovani immigrati a “scimmiottare” modelli stranieri per darsi un ruolo sociale che non riescono ad ottenere altrimenti». Questo non significa però che il problema venga sottovalutato. Infatti la polizia è impegnata in attività preventive e repressive per monitorare il fenomeno.