Agguati e rapine: il borgo assediato dai banditi

«Non è vita». Ermenegilda Ercoli, ha 75 anni. È dal ’54 che tira avanti un’azienda agricola in via Manduria, prima col marito e oggi con i figli Gianni e Fermo. Ma è pensando ai nipoti, «che sono giovani e lavorano fuori dalla cascina», che chiede al Comune «solo qualche luce» lungo una strada che di notte è diventata come il far west, con assalti in piena regola. È solo grazie a un tassista che il nipote, poco tempo fa, ne ha scampato uno che poteva finire davvero male. Da allora, se finisce di lavorare troppo tardi, dorme spesso da amici perché ha paura di percorrere da solo quel pezzo di strada tra via Ripamonti e via Dei Missaglia fino al civico 69: casa. «I ragazzi sono terrorizzati - racconta Gilda -, in poco tempo abbiamo subito tre furti di bestiame, rottura di lucchetti e recinti, ci hanno rubato il mangime dai silos. E soprattutto, da quando la strada è a senso unico e senza illuminazione, il rischio è di ritrovarsi in trappola». Lo sa bene quel tassista - e non è l’unico caso purtroppo -, che ha subito un agguato e lo ha denunciato alla questura: intorno alle 2 di notte si è ritrovato in mezzo alla strada un vero e proprio «posto di blocco» creato ad arte con un frigorifero, materassi, lampeggianti rubati nelle vicinanze dai «banditi» per fermare le auto. L’uomo si è bloccato, e contro di lui si sono avventate tre persone armate di martelli, che hanno iniziato a colpire l’auto. Con sangue freddo si è chiuso subito all’interno ed è scappato a tutto gas, riuscendo ad avvertire il nipote della signora Gilda che stava rientrando dal lavoro e avrebbe fatto la stessa fine. Lungo il ciglio, l’agricoltore Gianni Ercoli mostra divani e materassi abbandonati, «vengono usati facilmente per bloccare la via». Non vuole dire che siano stati i nomadi «non abbiamo prove», certo è che tutto intorno, accanto al campo regolare di via Selvanesco ci sono parecchi insediamenti abusivi, anche recentissimi. Persino gli zingari dell’ex Jugoslavia che vivono stabilmente lì da oltre 20 anni si lamentano: «Un mese fa sono arrivati gruppi di rom - riferisce un nomade di via Selvanesco - prendono di mira i nostri bambini, se li mandiamo a fare la spesa gliela rubano lungo il tragitto. Se vengono qui devono rispettare le leggi, o mettono in cattiva luce anche noi che viviamo qui da tanto, mandiamo i figli a scuola, seguiamo le regole».
In una lettera inviata al Comando dei vigili di piazza Beccaria, anche la Coldiretti segnala il «pesante disagio» per gli agricoltori della zona, scrive che la situazione è diventata «estremamente pericolosa soprattutto dopo che è stata cambiata la viabilità e via Manduria è diventata a senso unico. Il ripristino del doppio senso, almeno per i mezzi leggeri, un’illuminazione adeguata e controlli da parte della polizia renderebbero più sicuri i residenti e i veicoli in transito». Gianni Ercoli si accontenterebbe almeno del doppio senso di marcia negli ultimi 900 metri di strada, per evitare un viaggio di 7 chilometri ogni volta che devono tornare dal Gratosoglio e, soprattutto, di percorrere la «strada della paura», dove «c’è solo buio e degrado - denunciano -. Il Comune l’ha data in gestione alla malavita, si può commettere di tutto senza che nessuno intervenga. A Natale sul quadrilatero della moda c’erano mille luminarie. Noi non chiediamo né lusso né comodità: solo luce e sicurezza».