Agguato agli italiani in Afghanistan Due soldati feriti

I due blindati italiani erano di pattuglia per garantire la sicurezza della base di Herat, Afghanistan occidentale. L’imboscata è stata fulminea. I talebani hanno sparato raffiche di kalashnikov e con i lanciarazzi Rpg. Un razzo deve aver colpito uno dei veicoli Lince, che ha retto l’attacco. L’impatto, le lamiere deformate o forse qualche scheggia hanno ferito due fucilieri dell’aria del 16/o Stormo di Martina Franca. Il tenente Gabriele Rame di Benevento ed il primo aviere Francesco Manco, originario di Zollino (Lecce). Grazie alla blindatura del Lince non sono in pericolo di vita. Il più grave è Manco con una frattura scomposta ad un braccio. I fucilieri garantiscono la sicurezza della base italo-spagnola di Herat, dove si trova il comando del generale Francesco Arena, responsabile del settore ovest dell’Afghanistan. La pattuglia si trovava a 5 Km dalla base a fianco dell’aeroporto. La missione serviva a controllare che i talebani non tirassero qualche colpo di mortaio o razzo sul nostro quartier generale. In passato era già accaduto. Evidentemente la pattuglia aveva visto giusto. I talebani stavano preparando qualcosa, oppure aspettavano gli italiani al varco.
L’imboscata è scattata alle 19.45 locali (le 17.15 in Italia) nella località di Shiwashan. I soldati italiani avranno risposto al fuoco e cercato di sganciarsi come prevedono le procedure in questi casi. Sul posto è intervenuto subito un elicottero spagnolo scortato da un Mangusta italiano. Un elicottero da combattimento temuto dai talebani per la sua potenza di fuoco. I feriti sono stati evacuati all’ospedale da campo spagnolo della base e sottoposti ad interventi chirurgici. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha rassicurato che “non sono in pericolo di vita”. Il sottufficiale ha subito le ferite più gravi ad un braccio e ad una gamba. Il tenente ad uno degli arti inferiori. Sul primo momento sembrava che il Lince fosse finito su una classica Ied, una trappola esplosiva che i talebani fanno saltare a distanza al passaggio dei mezzi Nato. “Non c’era nessuna mina. Si è trattato di un’imboscata” ha confermato il colonnello Carmelo Abisso, portavoce del contingente ad Herat (circa 1400 uomini). Negli ultimi tempi anche questa provincia, considerata la più sicura delle quattro sotto controllo italiano, ha vissuto un’impennata di minacce. In giugno gli attacchi si sono concentrati nel distretto di Shindand, verso la provincia ostica di Farah. Anche il capoluogo di Herat è nel mirino dei terroristi. Lo scorso mese sono stati arrestati cinque kamikaze pronti a farsi saltare in aria. Avevano 110 Kg di esplosivo e cinque diversi obiettivi. Gli stranieri presenti negli alberghi di Herat, il team di ricostruzione provinciale (Prt) del nostro contingente in centro città, già attaccato in passato e la base italiana vicino all’aeroporto. www.faustobiloslavo.com