Agguato fuori dal bar, ucciso un albanese

Per gli inquirenti si tratterebbe di un regolamento di conti tra spacciatori

Paola Fucilieri

Sotto il cielo plumbeo e la luce livida di un giorno umido di pioggia, ieri la via Latisana appariva più grigia e squallida di quanto non sia in realtà. Due saracinesche del «bar, birreria, gelateria» mestamente abbassate e un foglio bianco appiccicato sopra con la scritta «locale sottoposto a sequestro», rendevano perfetta questa strada a senso unico, non più lunga di 150 metri e con le abitazioni solo da un lato, come scenario della morte di un albanese, ucciso proprio lì sabato notte. Un fatto di sangue facilmente catalogabile come il più classico dei regolamenti di conti premeditati; l’epilogo violento e repentino di una diatriba tra balordi per affari di droga, prostitute o entrambe, chi può dirlo? Una storiaccia che, comunque, adesso tiene impegnata la polizia.
L’uomo ucciso in questa via che, pur trovandosi tra le zone Niguarda e Garibaldi, per l’infelice posizione appartata di notte deve sembrare un po’ l’antro della strega (due stabili appena, con in mezzo il locale e poi basse case popolari fronteggiate da una rete che lascia intravvedere un’area dismessa) si chiamava Sali Sopi, aveva 31 anni, era irregolare e si portava dietro un precedente per ricettazione che, per ora, resta un rigo vago sulla relazione delle «Volanti». A impallinarlo come un piccione mentre usciva dalla birreria (sei i fori dei proiettili trovati sul suo corpo, di cui quattro quelli d’entrata) ferendo anche uno dei due amici che lo accompagnavano - Nefail D., un connazionale ventisettenne, incensurato e regolare perché sposato con un’italiana che vive con lui in un appartamento a due passi dal luogo del delitto, in via Fiuggi - sarebbe stato una sorta di fantasma spietato ma silenziosissimo. Sì, un uomo alto, completamente vestito di nero, giunto lì perché sapeva con assoluta certezza di trovarci Sopi, cliente abituale del locale. Un killer che, però, nessuno, nemmeno il terzo albanese rimasto illeso (e, per ora, unico testimone del delitto, ndr) ha potuto vedere in faccia, ma solo distinguerne la sagoma mentre, dopo aver sparato ben 8 colpi con la sua calibro 7.65 e senza mai pronunciare una sola parola, si allontanava di corsa a piedi, per poi salire su un’auto. Anche della vettura, però, si è sentito solo il rombo del motore.
Quello che secondo la polizia appare come il vero obbiettivo del killer, Sopi, è stato colpito quando, con i due connazionali, era già fuori dalla birreria ed è morto quasi sul colpo: il proiettile mortale gli ha attraversato l’emitorace destro, bucandogli quindi entrambi i polmoni ed è poi uscito dall’ascella sinistra. Dopo gli spari Sopi si è accasciato a terra. E mentre Nefail, ferito alla colonna vertebrale e al fianco sinistro, rimaneva a terra incapace di muoversi, Sopi, per chiedere aiuto, riusciva ad alzarsi e ad entrare nel locale, per poi però stramazzare al suolo, ormai senza vita, davanti agli 8 clienti che non si erano accorti della sparatoria. Ricoverato al Niguarda Nefail D. ieri stava meglio ed è stato operato in serata. Sotto torchio, intanto, in questura, il terzo albanese.