Agguato a Kabul: bomba ferisce un alpino Amputato il piede

L’ordigno radiocomandato esplode al passaggio della nostra colonna: lievi ferite per altri due soldati

Nella valle maledetta di Mushai, a due passi da Kabul, gli alpini impegnati in Afghanistan hanno subito un nuovo attentato. Questa volta nessun morto, ma il primo caporal maggiore Andrea Tomasello, 28 anni a fine maggio, ha perso un piede. La trappola esplosiva era nascosta sul ciglio della strada. Tomasello si trovava alla guida di un blindato Puma del 2° reggimento alpini di Cuneo. Qualcuno nascosto poco lontano ha atteso l’arrivo della colonna, composta da tre mezzi, diretta al villaggio Qal-Eh-Lanan. Quando è passato il Puma gli attentatori hanno probabilmente attivato con un radiocomando l’ordigno.
L’esplosione ha investito la parte sinistra del mezzo. Tomasello, veterano delle missioni all’estero, deve aver sentito le lamiere che si contorcevano. La blindatura del Puma lo ha salvato, ma le gambe sono ridotte male. Altri due soldati italiani hanno subito leggere contusioni. Da Kabul, che dista una trentina di chilometri, sono intervenuti gli elicotteri francesi e della marina italiana per evacuare i feriti. Il caporal maggiore, rimasto cosciente dopo l’attentato, ha subito un delicato intervento all’ospedale militare francese di Kabul. Purtroppo i chirurghi hanno dovuto amputargli il piede destro. La gamba sinistra è fratturata, ma Tomasello non si trova in pericolo di vita. «La missione era di scorta al veterinario del contingente che doveva recarsi in un villaggio per controllare del bestiame - spiega il capitano Mario Renna, portavoce degli alpini a Kabul -. La zona è delicata e pochi giorni fa abbiamo trovato un arsenale». Tre missili da 220 millimetri, otto bombe da mortaio e munizionamento vario. Si sospetta che il sequestro abbia scatenato l’attentato di rappresaglia.
La colonna italiana era appena uscita dalla base avanzata della valle di Mushai. Nella zona la polizia afghana viene tartassata con trappole esplosive, assalti ed imboscate. Tre alpini furono uccisi in due separati attentati nel 2006 e lo stesso fortino italiano è stato attaccato. Non distante da Mushai c’è Char Asyab, un’ex roccaforte di un signore della guerra alleato dei talebani. Ultimamente gli alpini erano stati lasciati in pace, ma da ieri qualcosa è cambiato. «Andrea è nato praticamente con la divisa. Fin da bambino ha sempre avuto una passione per gli alpini, ma questa a Kabul era la sua ultima missione», racconta Salvatore Tomasello, padre del ferito. Originario di Latina, sposato con Silvia, il caporal maggiore ha due figli: uno di 6 anni e una di 20 mesi. «Aveva deciso, subito dopo l'arrivo della piccola, di avvicinarsi a casa per stare accanto alla famiglia», spiega il padre. Tomasello sarebbe rientrato in patria fra una decina di giorni.
Nella regione di Kabul è schierato circa metà del nostro contingente di 2600 uomini. Il resto degli italiani è impegnato nell’Afghanistan occidentale. Ieri nella provincia sud occidentale di Farah, quella più “calda“, un terrorista kamikaze ha provocato una strage. Nascosto sotto un burqa, ha massacrato 16 persone fra civili e poliziotti. Si è fatto esplodere fra il bazar di Del Aram ed una stazione di polizia. A Del Aram i soldati italiani hanno impiantato una base avanzata per controllare la principale via di comunicazione dal sud dell’Afghanistan.
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