Agguato al primario: caccia a un paziente «deluso» da Austoni

Nel ferimento del professore usata una calibro 40, si pensa a una vendetta. Segnalato dai testimoni un centauro: forse era il «palo»

Vendetta o avvertimento, sono questi i due moventi che gli investigatori si rigirano da oltre 24 ore tra le mani, per dare una spiegazione al ferimento di Edoardo Austoni, 60 anni, uno dei maggiori urologi a livello internazionale. Il medico è stato infatti colpito da cinque pallottole alle gambe mentre usciva in auto dalla clinica privata «Policlinico» dove era da anni consulente. Ma con modalità che lasciano aperte tutte le ipotesi. Anche perché finora la vittima non ha saputo fornire indicazioni utili agli investigatori.
Austoni lavora da trent’anni nel campo dell’urologia, andrologia e problemi inerenti alla sfera sessuale. Ricostruisce organi compromessi, dal tempo o dalle malattie, a uomini e donne. Con mini interventi cura la prostata e ridona la possibilità di fare l’amore a donne anziane. E ancora: allunga gli organi maschili e restituisce vigore a chi ne difetta. Insomma una sorta di mago. Competenze che gli hanno portato importanti riconoscimenti in Italia e all’estero. Chi poteva dunque attenderlo fuori dalla clinica di via Dezza 48 per punirlo o avvertirlo?
Che lo sparatore volesse solo ferirlo appare certo: non si sparano dieci colpi, tanti sono i bossoli poi ritrovati dalla polizia, a meno di un metro, mancando punti vitali come testa o torace. Lo sconosciuto ha usato poi un calibro 40, proiettile insolito perché lento e ingovernabile, mentre un professionista avrebbe usato una pistola 7.65: fa meno rumore e centra il bersaglio con maggiore accuratezza. Insomma sembra quasi l’azione di uno psicopatico che ha afferrato la prima pistola a portata di mano. Esplodendo fino all’ultimo colpo. Segno di una grande rabbia e un grande odio.
Altro motivo di perplessità è il misterioso centauro segnalato da numerosi testimoni. Forse il palo, che però sarebbe scappato durante la sparatoria, costringendo il compare a dileguarsi a piedi.
Tutto dunque lascia pensare a un’azione che in gergo verrebbe definita «disorganizzata», di qualcuno che vuole vendicarsi di un torto subito. Qualcosa di personale però come un debito non onorato, una relazione extraconiugale, una rivalità professionale. Oppure un paziente deluso o peggio rovinato nella virilità dall’illustre cattedratico. Forse quest’ultima potrebbe rivelarsi la pista più convincente, calcolando che eventuali problemi legati alla sfera sessuale, comportano inevitabili ripercussioni a quella psichica.
C’è infine un ultimo elemento a suffragio di questa ipotesi. Lo sconosciuto si è avvicinato ad Austoni mentre usciva a bordo della sua Porsche Carrera nera, e gli ha sparato con la canna quasi appoggiata alla portiera, mirando «verso» le gambe. Ma il bersaglio potrebbe anche essere stato il basso ventre, in una sorta «occhio per occhio». Cioè: «Siccome sono rimasto impotente, adesso condividi la mia stessa sorte».
Ma Austoni, subito dopo il ferimento, parla con gli investigatori non riuscendo però a immaginare un «nemico» tanto astioso e determinato. È un dialogo comunque «caldo», appena arrivato al Policlinico con le gambe devastate dai proiettili. Il pm Tiziana Siciliano e il capo della mobile Vittorio Rizzi, avrebbero dovuto sentirlo ieri, ma le sue condizioni hanno consigliato il rinvio di un giorno. Oggi però Austoni potrebbe ricordare qualcosa di importante e fornire spunti interessanti alle indagini.