Agguato al primario, pazienti al setaccio della polizia

La moglie: «Non ha ricevuto minacce» Oggi il Pm interroga il professor Austoni

Un fatto personale, un vendicatore improvvisato che ha preso la prima arma a disposizione per punire, o avvertire, l’illustre cattedratico. Questa finora è l’unica ipotesi credibile per spiegare il ferito di Edoardo Austoni, 60 anni, crivellato di colpi lunedì sera mentre usciva dalla clinica privata «Policlinico» di via Dezza 48. Ricoverato in ospedale è stato subito sentito dalla polizia senza poter fornire indicazioni utili. Per questo oggi sarà risentito anche dal pm Tiziana Siciliano nella speranze riesca a mette gli investigatori sulla pista giusta.
Austoni, urologo di fama internazionale, era uscito verso le 20, a bordo della sua Porche Carrera nera. È stato raggiunto da un killer solitario che ha sparato dieci colpi, mirando comunque molto basso. Cinque proiettili infatti lo feriscono alle gambe, rompendogli un femore.
Le indagini scattate subito dopo, evidenziano come l’azione sia stata a dir poco contraddittoria. Tanto per cominciare il calibro usato, un pesante e impreciso 40, mentre un vero professionista avrebbe usato una silenziosa 7.65. La fuga del palo in moto, lasciando il complice a piedi, quasi che non si aspettasse la sparatoria. L’elevato numero di proiettili esplosi, praticamente l’intero caricatore. Dunque un fatto personale. Forse ricollegabile alla sua attività di specialista in problemi urologici ma anche di natura sessuale. Come se un paziente deluso, o peggio, abbia voluto vendicarsi, evirando a colpi di pistola il chirurgo.