Agire in fretta per evitare il rischio Vietnam

Il capo di stato maggiore israeliano, generale d’aviazione Haluz, in un messaggio alle truppe ha avvertito che la guerra potrà essere lunga e che gli Hezbollah si sono sbagliati sulle capacità di risposta di Israele. Quello che non ha detto è che molti gli rimproverano di non essersi preparato ad affrontare le tattiche che il braccio armato del «partito di Dio» aveva appreso soprattutto dai vietcong: bombe azionate a distanza contro mezzi pesanti nemici; reti di tunnel sotterranei per lo stoccaggio delle armi e la protezione dei combattenti dai bombardamenti aerei. A questo si aggiunge l’utilizzo delle abitazioni civili per nascondere le rampe di lancio dei missili.
Questo spiega perché Israele ha bombardato il quartiere cristiano di Beirut, i cui abitanti si consideravano più al sicuro che in altre zone della capitale ed erano potenzialmente favorevoli all’eliminazione del dominio di un partito armato filo-siriano sullo Stato libanese. Significativamente ieri, dopo che gli israeliani avevano avvertito la popolazione del Libano meridionale di evacuare la zona in previsione di attacchi aerei, gli hezbollah obbligavano con le armi i civili a restare.
Altro fatto interessante: ieri per la prima volta salve di missili sono state lanciate sul Golan, le alture siriane occupate sparsamente da insediamenti israeliani. Lo scopo era di far credere che provenissero dal territorio siriano con la speranza che Israele reagisse in quella direzione.
La strategia degli hezbollah si rivela rivolta a prolungare la lotta per tre scopi. Anzitutto perché la sopravvivenza per un’organizzazione terroristica rappresenta di per sé una vittoria, anche se pagata a prezzo carissimo, e quali che possano essere i risultati del conflitto difficilmente Israele potrà ottenere l’eliminazione del «partito di Dio» dal Libano; poi perché con la continuazione della guerra aumenta su Israele la pressione internazionale, mentre le immagini televisive dei bombardamenti aerei accendono le folle contro i governi arabi sunniti ostili all’Iran sciita e per questo esitanti a intervenire.
Infine perché gli hezbollah, unitamente alla Siria e all’Iran, sono convinti dell’incapacità israeliana di sostenere una lunga guerra che costa - calcolando le perdite all’economia - cento milioni di dollari al giorno.
C’è dunque una convergenza di vedute fra il Capo di stato maggiore israeliano (molto criticato in Israele per la sua impreparazione a questo tipo di guerra) e il capo degli hezbollah (trasformatosi in una figura eroica nel mondo islamico) sulla necessità di prolungare lo scontro.
Paradosso che può essere risolto solo dall’impiego di truppe di terra, che Israele sperava di poter evitare per non invischiarsi nel pantano libanese una volta di più.