Agli Enti lirici risorse da Terzo mondo

Gennaro Di Benedetto

Va facendosi sempre più insistente nel nostro Paese, in diversi settori della società, l'idea che per risolvere i problemi della musica sia necessario aggredire la posizione delle quattordici fondazioni lirico-sinfoniche, ree di ricevere dallo Stato quasi il 50 per cento dei contributi ministeriali destinati allo spettacolo dal vivo. In realtà, stiamo assistendo all'ennesima guerra tra poveri nel sistema musicale italiano, guerra che muove da considerazioni sbagliate, poiché tutti sembrano dimenticare il nocciolo del problema.
In Italia si sta verificando una continua inaccettabile sottovalutazione del valore e dei ritorni economici che produce l'attività culturale, ed in particolare di ciò che è capace di produrre lo spettacolo dal vivo. È in corso la discussione in Parlamento sulla Finanziaria 2007 e ancora oggi occorre misurarsi sull'incertezza delle risorse pubbliche, problematica ancora più devastante se si comprende che essa viene applicata a un sistema che per garantire la massima efficienza ed efficacia dovrebbe essere messo in condizione di contare su risorse economiche con un preavviso almeno di tre anni.
Il Fondo unico per lo spettacolo (Fus) ha garantito sino a quattro/cinque anni fa una sostanziale stabilità dello spettacolo dal vivo, oggi messa in discussione dalle riduzioni che si sono succedute nel corso del tempo. Se si guarda ad altri Paesi europei, si può scoprire per esempio che lo spettacolo dal vivo francese sa da molto tempo che potrà contare per il 2007 su una cifra pari a 636 milioni di euro contro i 444 (ridotti a 397 con l'ipotesi di recupero) destinati al nostro Paese. In Portogallo sanno di poter contare per il 2007 su una cifra pari all'1,5% del prodotto interno lordo del loro Paese mentre in Italia l'ultima stima del 2006 fa ammontare la percentuale allo 0,043%.
Sono solo due esempi ma inquadrano perfettamente la situazione. La continua riduzione di risorse economiche applicata ad un sistema maturo quale quello italiano, genera diseconomie che si riflettono inevitabilmente sul sistema culturale stesso e in particolare sulle organizzazioni di spettacolo che hanno ingenti quantità di personale stabile, in cui i margini di manovra economica sono inesistenti o quasi.
Già dall'epoca tayloristica gli economisti che hanno applicato le loro analisi allo spettacolo dal vivo hanno immediatamente compreso che essendo organizzazioni in cui la riduzione del lavoro umano sostituito dalle macchine è inapplicabile esso è destinato ad aumentare nel tempo i propri costi fissi e in particolare quelli del costo del lavoro. È questo il processo che, visto il progredire della contrazione dei finanziamenti, fa vacillare lo spettacolo dal vivo e in particolare la lirica.
In questo quadro si assiste a una generalizzata invocazione della diversità da parte di alcune fondazioni liriche che sulla base della propria storia rivendicano l'assegnazione di maggiori risorse; accanto a esse la voce di tanti operatori culturali che rivendicano la disparità di risorse assegnate alla lirica a discapito di altre istituzioni musicali. E ancora di chi dice che occorre una riduzione o un accorpamento delle fondazioni liriche in modo che le restanti possano fruire di maggiori risorse.
Nel nostro Paese si sta dimenticando la politica degli investimenti. Nel resto del mondo ed anche in alcune piccole realtà italiane si è compreso da tempo che l'investimento culturale è tra i pochi asset in grado di produrre reddito e di migliorare le economie dei territori in cui le iniziative culturali prendono vita. Una recente ricerca universitaria arrivava ad assegnare ad ogni euro investito in cultura un ritorno economico di ventuno euro. Oggi sono davvero pochi gli affari in condizione di produrre la metà di questo reddito.
Vale la pena allora di interrogarsi su questo aspetto prima di decidere di buttare o di menomare uno dei patrimoni culturali che tutto il mondo ci invidia e che ci fa gridare di gioia e di orgoglio ogni volta che si alza il sipario di un teatro d'opera e la magia del più completo e bello spettacolo del mondo riempie di emozioni ogni spettatore.

*Sovrintendente del Teatro
Carlo Felice di Genova