Agli ex An torna la voglia di stare insieme

Le grandi manovre dei post missini: Urso e Ronchi a cena con Alemanno. E Malgieri guarda a Cl: ripensare il centrodestra

Roma - Confessa Gennaro Malgieri, da sempre mente più lucida della destra, che la sua scommessa è racchiusa in un libro custodito nel cassetto. «La destra possibile dopo il Pdl». Più che un titolo, un programma politico più che mai attuale. Attorno al quale un folto drappello di ex colonnelli finiani si sta interrogando in queste ore, con un occhio ai ballottaggi di domenica.
Ma forse neppure troppo, sostengono, perché i ballottaggi sono ormai «pregiudicati: Milano e Napoli sono perdute». Non è questo però il punto: piuttosto che il matrimonio tra Forza Italia e Alleanza nazionale non pare esser stato fertile. «Il Pdl è rimasto una lista elettorale», il giudizio tranchant di Adolfo Urso. Che, tra una passeggiatina e l’altra ai giardinetti con il cane, ha trovato il tempo di partecipare, l’altroieri, a un pranzo in Campidoglio. Anfitrione il sindaco Gianni Alemanno, commensale l’ex ministro Andrea Ronchi. La circostanza non è passata inosservata, visto che ieri persino il sito «Generazione Italia» (invenzione di Italo Bocchino) ironizzava sulle «Oche che salvarono Roma dai barbari...». E spiegava sarcastico che «a Roma si mangia troppo. Non ci riferiamo alle poltrone, alla politica, alla casta. Ci riferiamo proprio a pranzi e cene. Così capita che persone che non si vedevano da tanto tempo, a tavola si mettono d’accordo e tornano a parlare di quanto erano belli i tempi andati e di come potrebbero tornare i bei tempi che furono».
La versione più ufficiosa che ufficiale (Urso si trincera dietro una selva di «no comment») è che l’uscita di Alemanno contro la Lega abbia entusiasmato le due colombe di Futuro e libertà, subito accorse al desco del sindaco per testimoniargli vicinanza e sostegno. «Siamo sulla strada giusta, dobbiamo distinguerci da un partito a rimorchio della Lega. Dobbiamo tornare assieme, tutti». Più che tutti, almeno i più «volenterosi». E non è in discussione né il governo né Berlusconi, dicono. «C’è da azzerare la situazione e far partire una riflessione ampia e completa - ciò che si riesce a strappare a Urso - il Pdl si è trasformato in un partito padronale, mentre occorre parlare del “dopo”». L’espressione politicamente corretta è però quella di Malgieri: «Il centrodestra va rimodulato. Dobbiamo ripartire dai temi e dai contenuti, coagulare attorno a essi chi ci sta. Parlare di sussidiarietà, per esempio. O di lavoro partecipato...». Temi cari alla destra che fu, e di cui s’è perduta traccia. Dunque non sarebbe propriamente un ritorno ad An (e Forza Italia sull’altro versante), quanto un rimescolamento sulla base di «sensibilità affini». Con Scajola no, tanto per dire. Con quelli vicini a Cl sì.
Allora i nomi sono facili da intuire: nella partita ci sarebbero, addirittura per un gruppo parlamentare («una rete», la definisce per ora Malgieri), Urso e Ronchi, Moffa e qualche responsabile, Matteoli e Malgieri, Mazzocchi e qualche ex forzista. Ma è chiaro che, se i ballottaggi dovessero andare come ci si aspetta, un movimento tellurico del genere provocherebbe reazioni a catena. Parlarne ora è difficile, tanto che Ronchi si cuce la bocca a furia di «lo escludo, tutto falso, tutte balle, il domani lo vedremo, c’è tempo». Nonostante l’idea di un suo ritorno al governo si faccia strada in molti. I finiani, invece, stanno a guardare e fanno due conti: «Gruppo? Non hanno i numeri». Già, quasi ci si dimenticava: un partito di ex colonnelli senza il loro ex generale che cosa sarebbe? «Per Fini non c’è problema. Dipende solo da lui. Si sbarazzi prima di qualcuno e ce lo riprendiamo». Ma sarà prudente avventurarsi senza scorta?