Agli scrutatori gettone di 13 milioni L’Aquila, quattro votanti a S. Eusanio

da Milano

Tredici milioni di euro. Per la precisione, 13.152.750 euro il costo per il personale impegnato nei seggi elettorali tra domenica e lunedì per le amministrative. In totale, tra presidenti di seggio, scrutatori e segretari sono state impegnate più di 100mila persone. Ad ognuno dei 17mila presidenti sono andati 150 euro, 120 euro ad ogni scrutatore (erano 87.685) e segretario (un segretario a seggio). La cifra tuttavia lievita considerando che il compenso per ogni elezione in più è pari a 37 euro per ogni presidente e 25 euro per i segretari e gli scrutatori.
Voto elettronico in Trentino. Oltre l’85% dei votanti alle comunali di Peio, in provincia di Trento, ha provato in via sperimentale (e senza alcuna validità legale) il voto elettronico: dopo aver regolarmente votato con il sistema cartaceo, gli elettori hanno accettato di ripetere l’espressione di voto nelle cabine elettroniche attrezzate. La procedura non ha procurato ai votanti nessun problema.
Lista unica supera il quorum. Ayas, paesino ai piedi del Monte Rosa, in Valle d’Aosta, ha rischiato di non esprimere un’amministrazione comunale. Giorgio Munari è stato eletto sindaco con 490 preferenze, suo vice sarà Silvio Rollandin: entrambi erano candidati della lista «Democrazia partecipazione e trasparenza», l’unica che si è presentata alle elezioni. Munari e Rollandin sono riusciti a superare l’unico vero nemico: il «rischio quorum». Domenica i votanti sono stati 555 sui 1.073 aventi diritto al voto, pari al 51,72%.
Nessun voto per i neonazisti. Nessun voto per la lista di ispirazione neonazista e il suo candidato sindaco, Carmine Anania, a Duno, il paese più piccolo del Varesotto (circa 150 abitanti), dove la campagna per il rinnovo dell’amministrazione comunale era stata caratterizzata dalle polemiche per la presenza del Movimento nazionalista socialista dei lavoratori. Nelle elezioni amministrative è risultato eletto sindaco di Duno Pietro Paglia, sostenuto da una lista civica, che ha raccolto il 57,6 per cento dei consensi, in una corsa fra 4 candidati.
A L’Aquila votano in quattro. Gli abitanti di un piccolo paese dell’Abruzzo, Sant’Eusanio Forconese (L’Aquila), hanno boicottato le elezioni comunali per protesta. A recarsi alle urne sono state solo quattro persone (tre uomini e una donna) sulle 470 aventi diritto al voto, rendendo nulla la tornata elettorale. La protesta è stata decisa contro l’esclusione delle due liste di candidati locali.
Pareggio: 62 voti a testa. Singolare pareggio con polemica alle elezioni comunali nel piccolo centro di Monteleone Roccadoria, nel Sassarese. I due candidati alla carica di sindaco, Antonello Masala, della civica «Uniti per Monteleone» (centrosinistra) e Giovannino Udassi di «Sardegna con due spighe» (centrodestra), hanno riportato entrambi 62 voti a testa. I votanti sono stati 124 su 134 aventi diritto. Secondo la legge, i monteleonesi torneranno alle urne tra due domeniche, l’11 giugno, per scegliere di nuovo tra i due candidati.
Terzo mandato «fuorilegge». In una dozzina di comuni (con una popolazione complessiva di oltre 26.000 abitanti) sono stati riconfermati dei sindaci al loro terzo mandato, contro la legge vigente che impedisce la rielezione dopo due legislature. Le Prefetture potranno far ricorso ai tribunali civili per far rispettare la legge. Per l’Anci (l’associazione nazionale dei Comuni italiani) questo risultato elettorale conferma la necessità di un intervento del legislatore nazionale. «I cittadini hanno risposto in maniera inequivocabile a tutte le incertezze e alla confusione normativa che gravitano attorno alla questione del limite dei due mandati consecutivi per i sindaci».