«Aglio e olio per curare l’Aids»

Giancarlo Coccia

da Pretoria

Macché vaccini e terapie antiretrovirali! Quel che ci vuole, per combattere l'Hiv, è una buona dieta, composta soprattutto da barbabietole, aglio, limone, patate «africane» e olio vergine in abbondanza - sostiene la dottoressa Manto Tshabalala-Msimang, ministro sudafricano della Sanità, secondo cui è inutile combattere il virus che provoca l' Aids con cure particolari: ci vogliono invece diete speciali, ginnastica, poche bevande alcooliche, sesso controllato e, naturalmente, appropriate cure per infezioni opportunistiche.
E non scherza, il ministro sudafricano. Così Manto Tshabalala-Msimang s'è presentata a Toronto, di fronte ai 24 mila delegati convenuti alla sedicesima conferenza internazionale sull' Aids, mostrando i «rimedi» sudafricani: un cesto con patate, barbabietole e spicchi di aglio sparsi tra alcuni limoni. «Abbiamo dovuto comprare questi vegetali qui a Toronto perché il Canada non ci ha permesso di importarli da casa nostra», ha spiegato il ministro ai giornalisti che le chiedevano se il contenuto del cestino era tutto ciò che il Sudafrica offriva come terapia anti-Hiv. Mancava, purtroppo, l' olio d'oliva vergine «adatto soprattutto per gli abitanti le zone rurali», ha aggiunto un membro della delegazione di Tswane, la capitale sudafricana nota, sino a poco tempo fa, come Pretoria.
Al suo ritorno in Sudafrica la dottoressa Tshabalala-Msimang - laureata in medicina in un paese dell' allora est europeo durante gli anni della lotta contro il regime dell'apartheid - ha risposto alle critiche provenienti non soltanto dagli Stati Uniti - dove una colossale manifestazione contro la politica anti-Aids in Sudafrica s'è svolta la settimana scorsa a Washington - ma anche dall'Associazione dei medici sudafricani. «Il ministro della Sanità sta infrangendo la legge del Paese, ha dichiarato il dr. Kgosi Letlape, per il quale «l'uso di terapie non appropriate, a base di erbe e radici, non autorizzate dal Concilio per il Controllo delle medicine, è strettamente illegale».
In un Paese dove lo scorso anno, secondo dati non ufficiali, sono morte oltre 300mila persone «per cause direttamente o indirettamente legate all'Aids», dove il 24% degli insegnanti è affetto dal virus e dove la malattia ha raggiunto punte del 60% nel KwaZulu-Natal, le terapie per far fronte al suo dilagare sono varie. Quella antiretrovirale (Aev) - «troppo costosa e difficile da implementare», sostengono al ministero della Sanità - è in pratica la meno utilizzata. Manto Tshabalala-Msimang suggerisce invece per «il popolo», in particolare quello residente nelle zone rurali, massicce dosi di aglio e olio vergine. E se non è possibile acquistare olio di oliva vergine, carissimo, ci si accontenta di una vergine. Consigliata in questo caso dai sangomas, i medici tradizionali, i colpiti dal virus trovano sia più semplice - e meno costoso - deflorare una vergine «per così liberarsi dall' infezione». Altra terapia è quella suggerita pubblicamente da Jacob Zuma, ex vicepresidente della Repubblica e tutt'ora vicepresidente dell'African national congress (Anc), per il quale una doccia bollente, dopo il coito con una compagna affetta da Aids, è il rimedio più efficace.
All'ospedale di Kalafong, a Pretoria, i medici africani parlano sottovoce pregando i giornalisti di non menzionare i loro nomi. «Manto non ha la minima idea di ciò che sta succedendo qui e nell'intero Paese. «In quell'ala - dice una dottoressa di colore indicando un edificio dalle pareti rossastre - ci sono un centinaia di pazienti il cui futuro è già scontato: moriranno, chi tra una settimana, chi tra un mese. Prima del ricovero in ospedale, si sono sottoposti alle cure «tradizionali» dei sangomas. Riconosciuti dal governo come «medici tradizionali», i sangomas possono ora emettere fatture per «servizi resi al paziente». E il Medical Aid, la mutua, pagherà.