Agnelli, caccia ai beni all’estero "Ma non ce l’ho con la famiglia"

Per l’ordinanza ci vorrà almeno un anno, ma Margherita punta a raggiungere un accordo. Lotta per l’eredità, la figlia dell’Avvocato
non si arrende e puntualizza: "Citare mia madre? Solo un fatto tecnico"

Milano - Ci vorrà come minimo un anno per arrivare all’ordinanza richiesta dall’azione legale che Margherita Agnelli de Pahlen ha intentato nei confronti di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens per avere chiarimenti sull’eredità del padre Gianni Agnelli. E se il giudice decidesse di emettere, in luogo dell’ordinanza richiesta, una sentenza, i tempi slitterebbero al 2009. Sono queste le aspettative nello studio ginevrino dell’avvocato Charles Poncet, che guida la strategia legale di Margherita, e in quello milanese di Girolamo Abbadescanni, il legale che segue l’atto di citazione (accompagnato da 24 allegati), poi presentato, per competenza territoriale, al Tribunale di Torino dall’avvocato Giovanni Celona.
L’atto cita i due «mandatari» della gestione del patrimonio dell’Avvocato (insieme con Sigfried Maron, esecutore di diverse disposizioni dalla Svizzera, e residente a Jona) a comparire davanti al Tribunale di Torino l’8 gennaio 2008. Se prima di allora le parti dovessero trovare un accordo in seguito alla spontanea presentazione del rendiconto - che è poi l’intento dichiarato di Margherita - la cosa finirebbe senza giudizio. Viceversa entrerà in scena il giudice, che potrà differire l’udienza e, poi, concedere fino a 70 giorni di tempo per gli «scambi di memorie». Per questo, e tenendo conto dei tempi della magistratura italiana, si arriva alla primavera prossima. A quel punto il magistrato deciderà (con ordinanza, come richiesto dall’atto, ovvero con sentenza) se il rendiconto debba o meno essere prodotto. Oltre a dichiarare o meno la nullità dell’accordo con il quale, nel febbraio 2004, Margherita ha rinunciato a una parte dell’eredità, e a decidere se Gabetti e Grande Stevens abbiano o meno provocato danni da risarcire.
Ieri Margherita Agnelli ci ha tenuto a chiarire che nell’atto di citazione compare anche la madre, Donna Marella Agnelli, solo per questioni procedurali. «Il mio atto - ha dichiarato in una nota - è esclusivamente indirizzato contro i tre amministratori dell’eredità di mio padre e non ho nulla da rivendicare nei confronti di alcun membro della mia famiglia.
L’inclusione all’interno dell’atto di citazione di mia madre in qualità di co-erede insieme a me è un atto necessario avvenuto solo ed esclusivamente per motivi tecnico-legali nell’interesse non solo dei miei figli, ma di tutta la famiglia».
Anche in un’intervista al quotidiano Les Echos Margherita sostiene che «non c’è divergenza» con sua madre e suo figlio John. «Ho semplicemente il diritto e il dovere morale di essere messa al corrente dell’ampiezza del patrimonio di mio padre. È un dovere nei confronti dei miei figli e considero come molto grave e inaccettabile essere messa nella situazione di amnesia».
Dice poi che Grande Stevens ha lasciato la funzione di esecutore testamentario «con il pretesto di una lite con mia madre che non è mai esistita». «Sì, è vero, mi sono ritirato dall’incarico. E allora?», così ha replicato l’avvocato di casa Agnelli.
Tra le questioni più controverse, nell’asse ereditario ci sono sicuramente i beni all’estero. È su questo che i legali sostengono non esserci stata alcuna chiarezza. Citando nell’atto, tra l’altro, la Alkyone Foundation di Vaduz, che controlla la Calamus Trading, la Fima e la Springrest delle British Virgin Islands. Oltre ad altre società alle Isole Vergini quali il Cs Group, Sikestone Invest Corp o Sigma Portfolio Corp.